Il rosolio colorato del passato e i liquori aromatici nel bouquet della macchia di San Domino. Tipico delle Isole Tremiti: il digestivo al finocchietto selvatico.

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di Maria Teresa De Nittis

ll Rosolio è un liquore antico, la sua origine risale a fine Seicento grazie alla disponibilità nei mercati di zucchero adeguatamente raffinato. Alcune  ricette originali (Il rosolio di Portogallo, Il rosolio d’Anaci, ecc.) sono state trascritte dal padre della cucina italiana, Pellegrino Artusi nel suo libro “ La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene. Manuale pratico per le famiglie (790 ricette) e in Appendice, La cucina per gli stomachi deboli”. Il rosolio, nel corso della sua storia, ha trovato ampio spazio nella letteratura, nel cinema e nel teatro. E ovviamente anche nella cultura enogastronomica italiana. Come diverse altre essenze del genere, forti e ideali per rivestire il ruolo di ammazzacaffè al termine di un pasto, anche il rosolio nasce nei conventi, con le suore che ponevano a macerare in alcol i petali di rosa così da ottenere una bevanda dall’aroma intenso ma delicato, da offrire agli ospiti più importanti che andavano a far visita. Successivamente il rosolio è diventato il liquore delle signore per eccellenza, grazie al suo grado alcolico moderato (tra 25 e 35 %), trovando posto nelle feste di famiglia. Nel periodo bellico e post bellico, il rosolio, si realizzava in casa e veniva servito in bicchierini colorati  dopo le “passate” di confetti e dolci tradizionali, nei battesimi, nei fidanzamenti ufficiali e nei matrimoni. La ricetta tradizionale del rosolio che, in casa della mia nonna Tullia faceva concorrenza al Vermouth, al Marsala, all’Alchermes e all’Anisetta, fu importata negli anni ’30 probabilmente dalla Campania. Il rosolio classico deriva dalla macerazione ed infusione alcolica di petali di rosa, mentre oggi vengono prodotti innumerevoli tipi di  rosoli, utilizzando erbe aromatiche o frutta. Salvia, limone, alloro, mirto, genziana, basilico, malva e finocchio selvatico, sono tutte piante presenti nel bouquet della macchia di San Domino, dalle quali è possibile ricavare distillati e liquori. Il più popolare alle Tremiti che, non può mancare nella dispensa degli isolani, è il liquore al finocchietto selvatico, servito e apprezzato anche dai turisti, come digestivo dal gusto fresco e profumato.

Foeniculum officinale, il così detto Finocchio selvatico, della famiglia delle Ombrellifere, cresce un po’ dappertutto sulle isole Tremiti e nei luoghi aridi e incolti di tutta la zona mediterranea, e qualche volta viene persino coltivato a scopo medicinale o per altri usi aromatici.E’ pianta perenne conosciutissima per il suo caratteristico odore e sapore, con radice grossa e legnosa, caule eretto,angoloso,poco ramificato, foglie multi partite e capillacee, fiori gialli raccolti in ombrelle terminali del caule o dei rami, e semi ovali raccolti in acheni. Fiorisce dal giugno all’agosto; a scopo terapeutico si adopera tutta la pianta, ma più particolarmente i semi, raccolti a maturità piena, che conservano a lungo l’aroma e le proprietà medicinali.Vanno considerati stomatici, emmenagoghi, carminativi, galattofori, espettoranti e risolventi. Contengono un principio attivo, il fencone, che eccita le funzioni secretive dell’organismo e che solo in dosi eccessive può provocare inconvenienti anche gravi (crampi, allucinazioni, fenomeni epilettici). Il Finocchio fu già celebrato per il suo potere di conservare la vista e di rinvigorirla, trovando conferma anche nelle esperienze del dottor Kneipp. Quale stimolante galattoforo, diuretico si preferisce l’infuso a caldo, da consumare dopo i pasti, preparato con un cucchiaio di semi in una tazza di acqua; oppure con 20-25 gr. di radici seccate al sole e poste a bollire per circa 20 minuti in un litro d’acqua. Come digestivo, si prepara un vino di Finocchio, con gr. 150 di semi da lasciar a macero per 8 giorni in un litro di vino, da bersi dopo i pasti principali. Con le foglie di Finocchio bollite nell’acqua semplice o nell’acqua di orzo si fanno cataplasmi risolventi, particolarmente adatti contro i tumori indolori e gli ingorghi alle mammelle. Per calmare l’asma e la tosse ribelle, per risolvere le coliche intestinali, è preferibile l’uso di olio essenziale a gocce(1-5) in poca acqua zuccherata. Assicurano che i semi di Finocchio applicati alle tempie dei bambini procurano un sonno tranquillo.

Ricetta tipica del liquore al Finocchietto selvatico

Ingredienti

300 g di steli di Finocchietto selvatico
700 g di zucchero
1 l di alcol 95°
800 ml di acqua
1 cucchiaino di semi di Finocchietto

Procedimento

Mettete in infusione per almeno 10 giorni all’interno di un contenitore a chiusura ermetica l’alcol con gli steli di Finocchietto selvatico e i suoi semi schiacciati in un mortaio.
Ogni due giorni scuotete velocemente per mescolare bene i sapori.
Terminata la fase della macerazione, sciogliete lo zucchero in un pentolino con l’acqua fino ad ottenere uno sciroppo. Filtrate con un colino o una garza la parte alcolica per eliminare semi e rametti e mescolate tutto con lo sciroppo di zucchero, una volta freddo.
Chiudete il tutto ermeticamente per circa un giorno.
Imbottigliate in bottiglie di vetro e conservate per circa due-tre mesi.

Conservazione del liquore

Come tutte le preparazioni alcoliche, anche il liquore al Finocchio richiede un tempo di riposo.
Una volta pronto e imbottigliato, infatti, conservatelo in un luogo fresco e asciutto, non necessariamente in frigorifero, e consumatelo dopo circa due mesi in modo da far sedimentare bene tutti i profumi e i sapori.

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