CRETACCIO e LA VECCHIA

(GATTIZZO e PATRAZZO)

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Fra le isole maggiori dell’Arcipelago si trovano due grossi scogli, denominati Cretaccio o

Gattizzo l’uno, e  La Vecchia o Patrazzo l’altro, entrambi di forma irregolare.Il Cretaccio, posto nel canale che separa San Domino all’isola di San Nicola è fornito di una piccola banchina con pilastrini in pietra di presa, ha una superficie certamente inferiore a 1000 m. quadrati ed un’altezza di poco superiore a 20 metri ed è composto di marne giallastre attribuite al miocene medio che si sciolgono durante le piogge, dando alla superficie del mare circostante lo stesso colore giallastro, che dura diversi giorni. Numerose concrezioni ferrose di varie grandezze sporgono dalle pareti marnose, dalle quali il geologo, Prof. Baldacci, prelevò una marcassite ovoidale fortemente limonizzata con l’asse di cm. 5×3( dall’arabo marqāshīṭā, di prob. origine aramaica. Minerale, solfuro di ferro di formula FeS₂, che costituisce la modificazione rombica della pirite. Si presenta spesso con abito tabulare o piramidale, a volte con geminazione caratteristica, detta a cresta di gallo, o anche in aggregati raggiati o in masserelle a struttura stalattitica; ha colore giallo-bronzeo, nettamente più chiaro sulla superficie fresca, e lucentezza metallica. Spesso associata alla pirite, è meno stabile di questa e si altera facilmente; riscaldata a 400 ºC si trasforma in pirite. È abbastanza frequente nelle rocce calcaree e argillose; si rinviene in belle cristallizzazioni a Littnitz (Boemia), nel Devonshire, a Folkestone sulla Manica, ecc.) Gli scogli del Cretaccio orientale, si presentano con striature rossastre , bucherellati e ricchi di granuli verdastri di glauconite. Sul lato occidentale, nella grande insenatura detta appunto “Cala del Cretaccio” si scoprono i giochi di colore delle marne: dal grigio al giallo fino al rosa in evidenti striature e sbavature. Contribuisce ad arricchire il fascino di questo fatisciente isolotto, uno scoglio chiamato “la Vecchia”,di colore scuro, da considerarsi una sua propaggine, che la credenza popolare vuole sia il luogo, dove, prima di ogni cambiamento di tempo, appaia il fantasma di una vecchia intenta a filare. Le cause del contrasto morfologico esistente fra le quattro isole dell’arcipelago si collegano con la tettonicae con la litologia. Infatti se all’isola di S. Nicola non ci fosse “quella”copertura calcarea sulle marne di base sarebbe divenuta ruiniforme come il Cretaccio. Ai primi stanziamenti umani nelle isole Tremiti hanno dedicato particolare attenzione, Il prof. Senofonte Squinabol (1907) e Francesco Zorzi (1949 – 1950) :  il primo, sulla base di alcuni rinvenimenti effettuati nella parte più elevata di San Domino e sulle cime della montagnola aperta in due del Cretaccio, (es.: frammenti di ceramica, armi litiche ecc.) pensava di risalire al periodo del neolitico finale per collocare i primi stanziamenti umani tremitesi.

Lo Zorzi, in seguito alla restituzione di reperti attribuibili all’eneolitico finale e di manufatti in ossidiana,  ipotizzava nelle Tremiti l’esistenza di una vera e propria officina litica, e, inoltre, consistenti rapporti commerciali non solo con i centri della costa garganica, ma anche con quelli della costa dalmata e con la Puglia meridionale. Il Cretaccio, è un ponte naturale tra San Domino e  e S. Nicola e per diverso tempo fu davvero il “pilone di un ponte che collegava le marine delle due isole maggiori. Fu costruito nel 1844 per ordine di Ferdinando IV dai deportati di San Nicola, quando l’isola era terra di confino del Regno di Napoli (non è infatti un caso che alle Tremiti si parli ancora un dialetto con forti influenze napoletane) affinchè i coloni addetti ai lavori agricoli avessero potuto senza difficoltà e senza spesa tornare la sera nei loro alloggi. Ma poiché la manutenzione costava troppo, e i barcaioli reclamavano a ragione contro la nuova costruzione, che aveva reso tra le due isole inutile la navigazione, e pericoloso l’ancoraggio, il Governo nel 1854 ordinò la completa distruzione del ponte: e così la traversata di pochi minuti si ricominciò a fare con barchette a remi. L ­idea di recuperare la memoria storica del vecchio ponte borbonico viene lanciata durante un convegno organizzato dall­ associazione Centro cultura del mare di Manfredonia il 18 ottobre 2008 da un giovane ingegnere sipontino Michelangelo De Meo, con la documentazione storica, presenta il progetto di un nuovo ponte coperto fra le Tremiti lungo 553 metri , largo 10,75 metri, costituito da tre bracci, uno che unisce San Nicola al Cretaccio, uno snodo al Cretaccio, l’altro che unisce il Cretaccio a San Domino.