Il vinocotto e l’albero di Fico Brogiotto, una pianta patriarca, cocciutamente ancorata alla sua terra, come noi tremitesi siamo ancorati al nostro mare.

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Maria Teresa De Nittis, Estate 1963, Ficus ruminalis, acrilico su tela, cm. 35 x 45, 2010.

(ruma=mammella). Metaforicamente il fico è la pianta femminile per eccellenza, in quanto pianta galattogena(=che produce latte).E’l’albero che allatta l’Uomo-Bambino,è la Pianta Nutrice, quindi per estensione, è l’albero del cibo materno, la Pianta Madre dell’uomo terreno. In molte località italiane (Tremiti incluse)si è mantenuta la consuetudine di chiamare gli pseudo-frutti del fico con i termini emblematici di fico mamma e fico mammone.

di Maria Teresa De Nittis

Un ruolo simbolico, per la  mia famiglia di origine, i De Nittis,  ha rivestito, il maestoso albero di fico Brogiotto bianco (Ficus carica) nell’aia della vecchia casa poderale che, fu del nonno agricoltore, Sciusco Giuliano. Una pianta patriarca, cocciutamente ancorata alla sua  terra, come noi tremitesi siamo ancorati al nostro mare. Il nobile fico, ci ha nutrito con i suoi frutti per generazioni, fino a quando nel 1995 non fu abbattuto per un’infezione batterica e necrosi al tronco. Un triste presagio, per la fine di un ambiente con le sue biodiversità autoctone e, di un’epoca segnata da credenze e tradizioni antiche. Sotto l’ombrosa chioma, s’intrattenevano a leggere e per pranzare i primi ospiti della nostra improvvisata pensioncina: la famiglia Grazioli di Milano. Il papà, dottor Casimiro Grazioli, aveva legato ai rami più robusti del fico, un’altalena, rossa, per le figliole adolescenti, Mirna e Daniela e, sempre sotto lo stesso albero aveva appeso una carrucola e la sacca per la doccia da campeggio, perché  all’epoca non c’era acqua in casa, non c’era elettricità. L’acqua domestica, preziosissima, veniva attinta con i barili dalla cisterna dei Benedettini. Quest’albero che, mi ha visto crescere insieme ai miei fratelli e cugini, si prestò, anche come location esclusiva, per l’aperitivo di benvenuto al mio matrimonio. Molti anni dopo, ancora una volta, tra i suoi vecchi rami venivano fissate, le corde di un’altalena di legno, per i miei figli. L’albero, è vita con il suo grande perpetuo rigenerarsi con nuovi germogli; tra i suoi rami ritroviamo le nostre radici.

 ‘O vinocuotto –   A fine agosto, si raccoglievano i fichi e, mio padre preparava in prossimità dell’albero a caurara (una pentola grande di alluminio)  per la preparazione del vinocotto, un nettare buonissimo e irresistibile da gustare sui dolci natalizi, crustuli e calzoncelli ripieni( ceci, cioccolato, mandorle tritate e vincotto). Il pentolone era munito di supporto su cui poggiare (sotto cui veniva acceso il fuoco) e di coperchio. Il vincotto di fichi è una di quelle ricette antichissime, tramandate dai nostri nonni fino ai giorni nostri. Le operazioni duravano ore. I miei ricordi, sono nutriti di quell’odore caratteristico retrogusto dolciastro di fichi che, impregnava l’aria e dal senso onnipresente dell’amore per la nostra isola. Il vinocotto, conservato in bottiglie sottovuoto, coperto da un filo d’olio che, fungeva da conservante, durava anche anni nella dispensa di casa. Nonostante sia chiamato da sempre così, il nome corretto è in realtà cotto di fichi, perché si tratta di una semplice riduzione di acqua e frutta, che non prevede l’utilizzo del mosto. Per farlo, occorre tagliare i fichi con tutta la buccia e cuocerli in acqua fino a ridurli in crema: il composto caldo va filtrato con un panno e poi cotto in una pentola per circa due ore mescolando spesso, per essere infine conservato in una bottiglia di vetro pulita e ben chiusa.

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Per il vincotto di fichi – fichi freschi maturi,acquaTempo di preparazione e cottura: 1 giorno.

fichi secchi ripieni al cioccolato

La mia nonna, preferiva raccogliere e seccare i fichi d’estate e conservarli in sacchetti di stoffa, in attesa che arrivasse il freddo ma una buon quantità di fichi secchi veniva farcita di noci e cioccolato per noi bambini.

ingredienti, fichi secchi, noci e cioccolato fondente.

Preparazione – Fichi secchi ripieni al cioccolato

Preparate tutti gli ingredienti ed iniziate dai fichi secchi. Con l’aiuto di un coltello a lama seghettata, incidete i fichi verticalmente partendo dal basso, e tagliandoli più o meno fino alla metà della loro lunghezza. Aiutandovi con le dite, ammorbidite i fichi in modo d farli diventare malleabili così da riuscire a farcirli più facilmente. Adesso adagiate in ogni fico un gheriglio di noce. Richiudete i fichi, avendo molta cura nel far aderire bene le due metà, in modo che il taglio risulti poco visibile. In un pentolino profondo, versate il cioccolato fondente da copertura, il migliore per queste operazioni, poiché fonde velocemente, è particolarmente lavorabile e si solidifica molto bene. Sciogliete il cioccolato a bagnomaria, mantenendo il bollore dell’acqua al minimo, fino a che non sarà completamente liquefatto.Immergete i fichi secchi ripieni di noci nel cioccolato, ricoprendone solo metà, ossia la metà che precedentemente era stata incisa, adagiateli su un foglio di carta forno e lasciate che il cioccolato si rapprendo tornando così solido.

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Il Fico Brogiotto nero e bianco (Figus carica L.)

Questo albero, che può raggiungere i 10 metri di altezza, si presenta con un tronco corto e ramoso con una corteccia appena rugosa di un color grigio chiaro. Le foglie appaiono grandi, trilobate o pentalobate, generalmente grandi e oblunghe di un bel verde vivace.Una particolarità di questa pianta sono i sui “falsi frutti” denominati generalmente fichi.

Infatti, quello che comunemente viene ritenuto il frutto di questo albero, in realtà altro non è che una grande infruttescenza carnosa che, giunta a maturità assume una forma di piccola pera ricca, al suo interno, di sostanze zuccherine. Questo “falso frutto” che viene chiamato siconio può assumere una colorazione che va dal verde-giallo al blu-violetto.Il suo interno è cavo e vi sono racchiusi piccolissimi fiori unisessuali. Nella parte inferiore del siconio, contrapposta al picciolo, è presente l’ostiolo. Questa, è una piccola apertura che permette agli imenotteri pronubi di entrare e fecondare i fiori. I veri frutti, contenenti minuscoli semi, si sviluppano all’interno dell’infiorescenza che, quindi, diventa un’infruttescenza. In Italia la produzione maggiore si ha nelle regioni meridionali Puglia, Campania e Calabria in Liguria si hanno produzioni ottime e tradizionali è ligure uno dei nostri migliori fichi il “Brogiotto bianco” Il fico comune appartiene alla famiglia delle Moraceae il suo nome scientifico è Ficus Carica. Il nome Carica fa riferimento ad una regione dell’Asia Minore, la Caria che si trova nell’odierna Turchia. Ve ne sono di due tipi..il tipo selvatico o caprifico e il tipo domestico che produce i fichi così gustosi e dolci. Il fico domestico fruttifica in due epoche diverse in estate i suoi frutti vengono detti fioroni e son di maggiore pezzatura e in autunno maturano i fichi chiamati fichi-veri che sono più numerosi.

Particolare è poi la sessualità di questa pianta infatti questa specie ha due forme botaniche che semplicisticamente si possono definire maschile, caprifico e femminile, fico.

Il caprifico produce polline che trasportato da un minuscolo insetto, la vespa Blastophaga psenes feconda le piante di fico domestico ma per fortuna molte cultivar di fichi sono a maturazione “partenocarpica”, che avviene anche se non è avvenuta la fecondazione per mezzo della vespa che vive solo nel caprifico. Il frutto del fico poi, quello che noi consideriamo il frutto e che mangiamo, non è un vero frutto ma piuttosto una grossa infruttescenza carnosa e dolce detta siconio all’interno della quale vi sono i veri frutti molto piccoli chiamati in botanica acheni.

La pianta si sviluppa al meglio in clima caldo e asciutto, resiste bene alla siccità quindi si sviluppa maggiormente nelle regioni meridionali raggiungendo un’altezza che può arrivare sino agli 8 metri.

Varietà del fico – Le cultivar sono molto numerose e il colore dei frutti può essere bianco o nero i fichi bianchi hanno la pelle più sottile e son più dolci quelli neri sono di pezzatura maggiore.

Una delle varietà più note e apprezzate è il fico “Brogiotto nero” .

Fico Brogiotto vero – Il suo albero è grande a vegetazione espansa con fogliame ricco e con rami che scendono sino al suolo dando alla pianta forma globosa.I fichi maturano continuamente e successivamente da settembre a tutto ottobre e la pianta è molto produttiva non produce i fioroni ma solo i fichi-veri. Questa varietà era conosciuta ed apprezzata già nella Roma antica e Plino affermava che da molti era considerato il migliore di tutti i fichi come lo è ancor oggi.

In fatto di squisitezza gli fa da rivale il “Brogiotto bianco” con frutto medio grosso allungato buccia sottile verde chiara all’inizio della maturazione prende sfumature gialline quando il frutto è maturo.Una sua caratteristica è che a maturità piena il frutto si fessura lasciando intravedere il bianco sottostante e la sua buccia diventa così sottile che non son pochi quelli che non la levano ma mangiano e quella e il dolcissimo frutto che racchiude. La polpa profumata color rosso ambra è squisita con un sapore dolce e gentile. La pianta è maestosa con foglie molto grandi molto produttiva e regolare nella sua fruttificazione. I suoi fichi iniziano a maturare da metà agosto a tutto settembre ma se il clima è caldo continuano a maturare per tutto ottobre.

Fico Brogiotto bianco – Il “Brogiotto bianco” non primeggia fra gli altri fichi solo come frutto fresco ma è insuperabile anche quando è secco per la morbidezza che mantiene malgrado l’asciuttezza dell’essiccazione.Questa varietà per prosperare al meglio vuole clima mite e terreno particolarmente grasso le sue poderose radici si allungano per diversi metri e rivaleggano con l’ampiezza della sua chioma.

Il fico “Dottato” – E’ una varietà bifera cioè matura ottimi fioroni che vengon pronti da cogliere a luglio pochi o tanti a seconda delle annate e del vigore della pianta che per esprimersi al meglio vuole suolo ricco e clima mite. A settembre maturano i fichi-veri obilunghi, grossi e con buccia giallo verdastra che si fessura leggermente a piena maturazione. La loro polpa è ambrata chiara molto succosa ed aromatica. Questa varietà è molto utilizzata per la produzione di fichi secchi, ma anche per il consumo di fichi freschi adoperati anche nelle confetture.

Albero antico, il fico citato persino nel Vecchio Testamento, proviene dall’area del Medio Oriente testimonianze della sua coltivazione son state rinvenute nelle prime civiltà agricole della Mesopotamia e della Palestina circa 8000 A.C. da lì si diffuse per tutto il bacino del Mediterraneo.

Nei giardini dei Babilonesi era coltivato come una delizia rara e ricercata e gli antichi Egizi lo veneravano quale albero della vita e dell’immortalità. I Greci lo tenevano in gran conto e per gli antichi Romani tre erano le piante sacre: l’ulivo la vite e il fico. Albero e frutto sacro, il Fico è l’emblema della vita, della luce, della forza e della conoscenza. Nella tradizione antica il Fico riveste quindi un significato di immortalità e di abbondanza. Questa pianta è originaria del Medio Oriente, ed era venerata già presso gli Egizi, dove era sacro sia a Iside sia ad Osiride.

Il legno di fico era adoperato per la realizzazione dei sarcofagi e si pensava che Osiride rinascesse al rinascere del fico sacro in primavera. Albero della vita e della morte il fico era considerato in grado di mettere in comunicazione i diversi mondi, per questo i sarcofagi erano realizzati con il suo legno. L’albero di fico è spesso associato alle Dee madri e all’abbondanza. Molto probabilmente ciò è dovuto alla forma dei frutti che ricordano un seno turgido, si aggiunge, poi, il fatto che dai frutti del fico si stilli un particolare liquido bianco chiamato, appunto, «latte».

.Il simbolo della mammella torna nella leggenda romana secondo la quale i gemelli Romolo e Remo, figli illegittimi di Marte, furono trovati e allattati dalla Lupa proprio sotto un fico selvatico. Il fico sotto il quale i gemelli sostarono, fu chiamato «ruminale» e fu oggetto di venerazione per diversi secoli. Esso si trovava presso la grotta Luperca, sulle sponde del Tevere.

L’origine etimologica dell’aggettivo «ruminale» è piuttosto incerta, secondo alcuni deriverebbe da una parola etrusca, mentre altri legano la sua origine al nome di Romolo. Vi è poi chi pensa che «ruminale» si riferisca alla parola latina «ruma» che significa «mammella».

Proprietà del fico: presenta un elevato contenuto di zuccheri facilmente assimilabili e può quindi fornire una fonte di energia immediata all’organismo. È vero: è calorico, ma lo è meno di tanti altri frutti zuccherini; mediamente, infatti, 100 grammi di fichi contengono circa 47 calorie. Il discorso cambia quando si parla di fichi secchi; questi, infatti, hanno circa 4 volte le calorie dei fichi freschi e vanno quindi consumati con molta moderazione.Per l’elevato contenuto di zuccheri, il fico, anche quello fresco, non è consigliato a chi soffre di diabete. È particolarmente ricco di vitamina B6; contiene, inoltre, una buona quota di vitamina A e di altre vitamine del gruppo B. È una buona fonte di minerali, in particolare potassio, calcio e ferro. Tutte queste proprietà del fico lo rendono un frutto particolarmente adatto alle esigenze di bambini, sportivi e donne in dolce attesa.

Il fico ha un blando effetto lassativo e stimola la peristalsi intestinale, contiene, infatti, lignina, una sostanza efficace nel contrastare la stitichezza e altri disturbi intestinali; inoltre, questo frutto, grazie alla sua composizione, aiuta l’assimilazione dei nutrienti. Poverissimo di grassi e totalmente privo di colesterolo, il fico contiene una buona concentrazione di polifenoli, potenti antiossidanti naturali; queste caratteristiche lo rendono un valido alleato di cuore e vasi.Le proprietà del fico non finiscono qua: questo frutto è noto anche per la sua attività antinfiammatoria e calmante; è utile per sedare la tosse e contro gli stati infiammatori delle vie urinarie e aeree. Può essere, infine, usato per fare impacchi su accessi, foruncoli e zone cutanee infiammate.

I frutti sono ottimi se consumati freschi, anche essiccati, utilizzati per preparare gelatine e marmellate, sono ideali per accompagnare piatti salati perché non coprono il gusto del prosciutto, della pancetta e del salame.

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