Più forte del tempo: la memoria.

0
229

di Maria Teresa De Nittis

Ho sempre pensato che è difficile far nascere qualcosa, ma ritengo che mantenere quello che è stato fatto da altri e possibilmente cercare di migliorarlo,lo sia anche di più. E’ una grande responsabilità salvaguardare quel Genius Loci,che una comunità ha ereditato dalle generazioni precedenti ; è una sfida saperlo trasmettere a quelle future . La storia delle nostre isole Tremiti,è la storia di un lungo faticoso cammino per uscire dai retaggi del passato di colonia coatta e confino fascista e passare da Comune autonomo nel 1932, alla costruzione di una nuova identità comunitaria che, si consolidò nell’immediato dopoguerra con il trasferimento di un gran numero di abitanti dall’isola di San Nicola nelle abitazioni di San Domino, concepite dal Duce nel 1935 in stile coloniale. Le famiglie residenti nel villaggio erano solidali e organizzate e ricavavano il fabbisogno alimentare da un mare pescoso con tecniche e metodiche tramandate di generazione in generazione di pescatori e dalle risorse dai terreni coltivabili.

Nel 1958, Ersilia era una ragazzina tutta riccioli e sorrisi, sveglia e intensa, di un anno più grande di me ; frequentavamo la scuola elementare nella Palazzina di San Domino: pluriclasse, difficile da gestire, per le giovani maestre provenienti dal Gargano, con 6 alunni maschi e 10 femmine , particolarmente vivaci e indisciplinati.         Ersilia, abitava poco distante dalla casa di mia nonna Tullia Greco, che peraltro l’aveva fatta nascere  nel giorno più lungo dell’anno, il 22 giugno del 1952.

L’energia di quel solstizio d’estate, la forza della Madre Terra e delle sue radici diventerà sostanza del percorso non facile della sua vita.

Siamo imparentate con la grande famiglia di Tremiti, cresciute e accumunate dallo stesso sentimento per le cose di un mondo scomparso e vivo solo nella dimensione della memoria, dove si dilata il tempo e stagna sul fondale della nostalgia.  Con le native isole lasciammo anche un microcosmo che ci aveva protette e custodite, tuttavia sapevamo che non eravamo sole, che in quella famiglia e, su quei “quattro scogli”in mezzo al mare c’era qualcosa , una“base sicura” che sarebbe rimasta lì ad aspettarci. Un’illusione che, si sarebbe trasformata nell’amara nostalgia di un’identità perduta.

E.Badalamenti, Autrice di “quando eravamo ricchi” , attraverso una prosa tanto essenziale quanto coinvolgente ,ripercorre gli anni della sua fanciullezza e della sua maturità; ritrova con i ricordi dell’antica comunità isolana, emozioni perdute ma anche la demolizione della stessa comunità, con i cambiamenti, di tali dimensioni da modificarne sostanzialmente l’identità culturale.

Il libro diviso in undici capitoli è un viaggio nel tempo, per ricordarci, come si viveva in un mondo diverso dal nostro,  con meno comfort e con ritmi più lenti;un mondo più umano, dove la solidarietà  era una necessità naturale,ancestrale maniera di socializzazione. Il tutto immerso in un buio totale che si accendeva del chiarore delle stelle e dalla faccia piena della luna.

A San Domino,c’erano vigneti, alberi da frutto; terreni resi  produttivi dalla fatica degli abitanti, che ne avevano dissodato il suolo arido, per la mancanza di acqua dolce. Ma oggi sono pochi i discendenti di quegli umili e virtuosi capostipiti che hanno saputo raccogliere un’eredità che non ha prezzo. L’ avidità, conta più sull’oro e sull’argento , che sulla solidarietà. Non guardiamo più in faccia a nessuno, camminiamo e non ci accorgiamo che stiamo distruggendo la stessa strada su cui camminiamo, questo per la fame che abbiamo di prendere tutta la ricchezza alla terra e al mare, senza però dare nulla in cambio. Vogliamo solo prendere, il resto non ci interessa, ci interessano solo le nostre tasche, niente altro siamo imprigionati nei nostri interessi.

La delicata nostalgia per un passato che fugge sempre più lontano dai colori tenui di una vita che si va colorando di tramonto, trova , nella seconda parte del libro “ I Versi dell’Isola” il suo acme, pervaso da palpiti di luce tra fiori di buganvillea,sussurri di voci, di alberi che combattono coi venti di maestrale. Sono, tanti piccoli quadri di ambienti di Tremiti, che l’A. descrive sul filo di una sensibilità, che carica le parole di sentimenti antichi. E, come facevamo da bambini all’arenile di San Domino, porgiamo l’orecchio alla conchiglia per ascoltare i rumori del mare, l’onda che s’infrange contro le falesie, le voci di generazioni di uomini, fanciulli di un tempo,che il vento spinge dentro la conchiglia.

Il nostro mare, elemento onnipresente, con le sue bonacce e le sue tempeste, seppure sfruttato e violentato, è sempre complice, è come una mano che ti accompagna, azzera il tempo, permette talora di assaporare il gusto della felicità e della libertà.

Il mare antico e leggendario di Tremiti misterioso, e al  contempo artefice di quella libertà catartica, filo conduttore del viaggio di Ersilia, un viaggio d’amore. Anche se siamo giunti a un punto in cui non si può tornare indietro, si sta tentando da alcuni anni di lasciare alle generazioni future testimonianza non effimere del passato offrendo motivo di conoscenza e di studio a quanti hanno interesse. Con le nuove forme di comunicazione e l’intelligenza artificiale possiamo accedere a una quantità incredibile d’informazioni, eppure rischiamo una società immemore in cui il passato anche quello recente e la tradizione perdono di senso, e con essi,l’esperienza, per cui, ogni contributo come questo grande piccolo libro  di E. Badalamenti,dev’essere accolto con gratitudine, e aggiunto alla raccolta di storia e  testimonianze locali delle nostre isole.

1
4
3
c78e9f2e-e106-49de-ae1e-dd9c5ca4245b
5
f2ff4b2f-7ebe-42a8-a5fe-d9fb45c2429b
e0cb5852-4826-4b87-adb7-5f06cec7643d
2
1 4 3 c78e9f2e-e106-49de-ae1e-dd9c5ca4245b 5 f2ff4b2f-7ebe-42a8-a5fe-d9fb45c2429b e0cb5852-4826-4b87-adb7-5f06cec7643d 2