Il Lombardo riemerge dal fondale delle Isole Tremiti

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La nave dei Mille. Il Lombardo, uno dei due piroscafi dell’impresa di Garibaldi, riemerge dal fondale delle isole Tremiti, in Focus, Milano, Mondadori, n.149, marzo, 2005, pp. 20 – 26.

 L’articolo parla del ritrovamento sul fondale delle Tremiti dei resti del Lombardo, uno dei simboli dell’impresa garibaldina, la nave, che con il Piemonte trasportò i Mille da Quarto, vicino a Genova, fino a Marsala, in Sicilia. Il pirovapore(nave a ruote stile Mississippi) varato  nel 1841 per trasporto passeggeri sulla rotta Genova-Civitavecchia e Marsiglia-Napoli, nel 1845 venne messa in disarmo, quindi noleggiata dal Governo francese per trasportare truppe da Marsiglia in Algeria. In seguito fu acquistata dall’armatore Raffaele Rubattino. Nel luglio 1849 trasportò i superstiti della difesa dai francesi della Repubblica romana. Il 6 maggio 1860, dallo scoglio di Quarto, imbarcò, con la nave Piemonte, Giuseppe Garibaldi e 1089 compagni : 1088 uomini e una donna. I due vapori fecero rotta per Talamone. Qui il 7 maggio, furono consegnati a Garibaldi, dal comandante delle truppe piemontesi di Orbetello, 4 cannoni e munizioni per i fucili. L’8 ripresero la navigazione verso la Sicilia, dove giunsero l’11 maggio. Il Lombardo restò semiaffondato a Marsala fino all’11 luglio 1860, data in cui venne recuperato da Napoleone Santocanale e rimorchiato fino all’arsenale di Palermo dove fu restaurato e iscritto nella Marina da Guerra Sarda. Era ancora un’ottima nave e affrontò numerosi viaggi tra i porti italiani per trasferire truppe e consegnare detenuti alle colonie penali. Il 3 marzo 1864, il Lombardo al comando del Luogotenente di vascello Giuseppe Deista, lasciò Ancona carico di truppe destinate a Manfredonia e di detenuti per le isole Tremiti. Nella notte tra il 12 e il 13 marzo 1864 investì una secca dell’isola di San Domino. I tentativi di salvare il Lombardo durarono fino al 19 marzo 1864, quando la forza del mare gli spezzò la chiglia e la nave ormai irrecuperabile s’inabissò. I resti  del piroscafo sull’isola di S. Domino a Punta del Vapore, furono attribuiti al Lombardo (nave a due alberi, equipaggiata con due macchine a vapore da 208 cavalli ciascuna) dallo Storico e subacqueo Pietro Faggioli con la collaborazione di Pasquale Semeraro, segretario dell’Associazione Italiana di Documentazione Marittima. Sparsi sott’acqua su una vasta area tra 10 e 25 m. di profondità furono reperiti molti frammenti di lamiera di rame che proteggeva lo scafo in legno dalle teredini(molluschi che se ne nutrono), un passacavi per l’ancora e l’argano della stessa con un ammasso di catena, oltre ai resti metallici di una grande ruota a pale e una massiccia struttura dell’antica macchina a vapore e il bilanciere. Tra i reperti anche lunghi chiodi di rame a sezione quadrata, lamiere di rame, sartiame e resti dello scafo in legno e una palla di cannone ad avancarica.

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