Metti una sera d’estate al Belvedere di San Domino con Giovanni Marcone, autore di “Isole Tremiti – Cronache di un viaggio” e il carteggio inedito Giovanni Marcone – Maria Teresa De Nittis

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La salita/Il naufragio/La chitarra che vibra nel vento/Lo scritto di Ciccillo appeso da Rosetta/La morte di un pesce/I fondali dipinti da Buio/Il riflesso del mare/Un battito d’ali/Le voci di Tonino/La cima che non tiene/Un profumo improvviso/Il vento sul viso/L’arenaria e il pozzo senz’acqua/La risacca/Il temporale e la terra bagnata/Il sole accecante/Lo scoglio e la rete stracciata/Le pietre calde e il sudore/Il tratto incerto dell’alba/Il tempo trascorso/Il dono che non si possiede/I Benedettini e i Saraceni/L’odore dei pini/I sogni.

Ecco alcuni frammenti del libro di Cronache di Giovanni Marcone che ho avuto l’onore e il piacere di presentare agli amici di Tremiti il 13 luglio scorso in un angolo carico di storia, di atmosfere e suggestioni fiabesche qual è Piazzetta del Belvedere, punto nevralgico dell’antico borgo rurale di San Domino, con i suoi straordinari panorami rivolti all’isola di S.Nicola.

 La piazzetta, dominata dall ’elegante Palazzina a due piani, è un  luogo aggregativo e sociale; lo era già nel 1935 quando alloggiava  il direttore della colonia agricola penale. Nel dopoguerra fu assegnata alla famiglia di Amerigo Santoro e Filomena Carducci, gestori di un bar con la pubblica centralina e sede provvisoria della pluriclasse elementare.  ‘Ncopp’a Palazzina, si soffermavano gli anziani di Tremiti a discutere di pesca, delle previsioni del tempo e  ad osservare l’arrivo in rada del postale e lo sbarco dei passeggeri.

Ho avuto il piacere, la fortuna e il privilegio di conoscere Giovanni e di essere stata scelta sua compagna di viaggio, quando all’inizio, l’idea delle “Cronache” sembrava più una sfida  dettata dalla nostalgia piuttosto che un vero progetto. Una sfida, poi accettata ,che valeva la pena provare,  portata a termine alla perfezione nei tre anni di lavorazione del libro, scanditi da incredibili momenti ed emozioni. L’idea delle historie e Cronache Tremitesi, è nata durante un momento complesso, connotato dal ”silenzio del lockdown” ed è proprio durante questo periodo di reclusione che io e Giovanni ci siamo ritrovati con il sapore della gioia e della nostalgia che, ha rinsaldato un legame di amicizia nato nel 1975 quando sbarcò alla marina di San Domino e fu poi scortato da Tonino ‘o Cientper’ e da Raffaele Calabrese nella pineta di Tramontana,dove si accampò col suo amico Alberto. La comunità isolana in quegli anni ’70 si mostrava già agitata dal vento di un ulteriore cambiamento, iniziato negli anni ‘50 con l’arrivo dei primi turisti, i quali imposero alle attività un generale rinnovamento di quella che sarebbe stata una crescita economica importante dovuta al turismo balneare attuale. Tuttavia  i tremitesi in quegli anni erano ancora coesi, legati alle cose semplici, alle tradizioni, al dialetto borbonico, a quel mondo atavico che si erano lasciati alle spalle dedito all’agricoltura, alla cura della vite,degli orti, alla piccola pesca artigianale. In Italia erano anni  di contestazione, di rinnovamento culturale e quindi politico si rifletteva anche un nuovo modo di intendere la promozione turistica, non più, solo il bel paesaggio, la facciata e il particolare prezioso di una chiesa o di un monumento ma soprattutto, la vita, le abitudini, tutto quanto poteva caratterizzare un borgo o un territorio. Nel nuovo clima culturale scaturirono i nuovi interessi della fotografia, connessi alla figura umana,che in seguito con mostre e cataloghi registreranno condizioni di vita.

 Il reportage di Giovanni, è  difatti, un’indagine antropologica. Sulle pagine di questo bellissimo libro di foto-racconti balenano parole, e ritratti della gente di mare delle nostre isole, perché Giovanni ha vissuto, giorno per giorno la sua passione per la fotografia, inseguendo episodi della vita quotidiana, entrando nelle case delle famiglie di Tremiti. I suoi ritratti sono sobri, si nota infatti con quanta naturalezza egli riesca a cogliere, a mantenere, ad ottenere la giusta collocazione dei personaggi nel loro ambiente con grande efficacia espressiva. E si percepisce, la  partecipazione, un calore di simpatia umana dell’artista fotografo verso il soggetto fotografato.

Il Carteggio. Giovanni Marcone – Maria Teresa De Nittis. Lo scambio epistolare durante la stesura delle “Cronache di un viaggio.”

28 aprile 2020  – Teresa sono Giovanni…”Gianni ‘o fotografo”. In questi giorni di pandemia ho messo mano all’archivio di negativi del periodo tremitese che ho custodito con cura per anni. E’ancora nitido lo struggimento sottile per ogni attimo irripetibile che ho fissato su pellicola,per quella sorte di malia che appartiene all’isola,e che ti viene concessa solo se le ami senza riserve, cosa che tu conosci bene. Fammi sapere come stai, come stanno i tuoi fratelli, tutto insomma.Un caro saluto. Giovanni.”

Rileggo più volte il messaggio e poi realizzo che a scrivermi era proprio quel Giovanni ‘o fotografo. Istintivamente rispondo:

 “ Se volevi stupirmi con uno “scatto” suggestivo, beh, ci sei riuscito. Leggo Incredula,  la tua email , che alleggerisce questa mia inquietudine in una giornata di pioggia e di attese. Con te riprende vita, anima e spessore anche a distanza di decenni  l’universo emozionale in fotogrammi dei miei vent’anni; immagini di un racconto poetico, toccante e commovente, leit-motiv della mia esistenza. In quegli anni mio fratello Gianni era un adolescente di quindici anni, e la mamma mi comprava da “Franca Sport”, le tuniche hippy di cotone indiano. Se ne sono andati entrambi troppo presto. E’ proprio vero che la fotografia suscita un’emozione primordiale. Allora avanti tutta con le Cronache Tremitesi!

La corrispondenza s’infittisce ed io non aspetto altro che ricevere notizie delle Cronache che ormai mi hanno catturata!  

 “Teresa” mi risponde Giovanni “ho pianto per giorni vedendo affiorare i visi dalle foto, e mi chiedevo quanti di questi mi sarebbero ancora apparsi davanti…il dolore per la perdita delle persone care è una goccia che scava la nostra vita. Non mi aspettavo che Gianni ci avesse lasciato. Sono anni che pensavo ad una raccolta di Cronache degli anni ’70, e ci sto lavorando intensamente. Gli anni alle Tremiti sono stati un periodo eccezionale nella mia vita. Lì ho imparato a conoscere le persone al di là dell’apparenza, in quel microcosmo di umanità aspra e vulnerabile insieme. In questi giorni ti invierò qualche foto dell’epoca.  Un caro abbraccio, a presto Giovanni.”

Carissimo Giovanni, Il fascino mitico che aleggia sulle isole di Diomede e sul suo mare trasparente  è immutato nella sua bellezza paesaggistica, tutelato dal 1989 dai vincoli dell’Area Marina del Parco Nazionale del Gargano,ma tante cose sono cambiate  e te ne renderai conto quando ritornerai a Tremiti per le verifiche e gli approfondimenti per completare il tuo libro di cronache. A chi appartengono quei volti che oggi hai ritrovato nel tuo studio fotografico e ti commuovono come la prima volta che li hai ritratti ammantati della loro sacralità e dignità?

Sono gli immortali di Tremiti: Mincuccio, Tullio, Peppinella, Pompeo, Sandrino o’pustino, Buio,  Ferdinando ‘o Pirat, Peppinuccio ‘o Diomede, Enrico Cucuccio, Antonino Cuoll Stuort, Vasseluccio, Micheluccio, Fafele, Menico, Sartorio, Zorro, Padre Armando, Mimì e Alba, i nostri giovani: Pinuccio Greco, Giuliano, Tonino Furetto, Nick, Elio, Gianni;  di recente: Vittorio Capirosso, Giovannino figlio di Italo,  il nostro sindaco Giuseppe Calabrese e Antonio anima bella di Tremiti. Essi non sono più, ma potrai sempre ritrovarli e riconoscerli negli occhi e nel sorriso dei loro figli, dei fratelli, nipoti.

7 maggio 2020 –  Teresa, buongiorno, da lunedì 4 ho ripreso a lavorare in cantiere per mettere in acqua la barca entro fine mese. Anche se non mi senti sappi che sto continuando a lavorare al progetto “Isole Tremiti-Cronache degli anni ‘70”. Ogni tanto mi chiedo: chi me lo fa fare, perché è veramente un sacco di lavoro e sicuramente di spese, poi rivedo le foto e mi si riaccende il motore.Sento che lo devo fare, senza se e senza ma.Sono veramente tante le foto.Vorrei fartele vedere in blocco. Una te la invio.Però non è tra quelle belle,è affiorata per caso da un groviglio di negativi,però si vede S.Nicola fino alla “schiena”…è roba riservata solo ai Tremitesi, anche a quelli adottivi. Un caro saluto, buona giornata,a presto. Giovanni-

 PS – Si intravede la Daunia che passa nel canale verso nord

18 feb 2022   – Carissimo Giovanni, trovo singolare e affascinante la storia del pescatore di polipi di Portovenere, Giambalin, all’anagrafe Umberto, nato a Genova nel 1911 che si addormentò come cantava De Andrè “all’ombra dell’ultimo sole” alla fine degli anni ’90 . Anche l’ultimo pescatore di Tremiti Italo Calabrese, nel 2020 si è addormentato all’ombra delle antiche muraglie di San Nicola. Soleva fermarsi a guardare il mare e a raccontare  storie, proprio sul molo, al bar del Pescatore.

Cara Teresa, ecco la bozza del libro…è imperfetta, da riguardare, però più o meno è quello che verrà fuori. Mancano le foto che metterò tutte in fondo, ci sono le persone di Tremiti, degli scatti di turisti, avvenimenti,naufragi,funerali,incendi. Insomma quella vita passata senza che ce ne accorgessimo. Anch’io sogno spesso le Tremiti, pensa che pochi giorni prima di andarci nel novembre scorso ho sognato Elio Campanozzi sulla salita di San Nicola in uno scenario inesistente.Quando sono arrivato a San Nicola ho saputo che non era più fra noi. Ho trascorso del tempo girovagando tra le tombe del cimitero, quelle persone per me sono ancora vive, non permetterò che restino sole. Quando mi hai sognato sulla salita di San Nicola stavo scrivendo “la foto non fatta”seduto a un tavolo dell’Architiello. Ti auguro buona lettura. Un abbraccio.

Caro Giovanni, l’impatto visivo con la copertina del  libro  è suggestivo.  Il ponte di comando della motonave Daunia col radar e la scialuppa sembrano riemergere dalle profondità del mare o di un sogno. Un sogno che tu stesso hai cullato per tanti anni, che sei riuscito a realizzare.

Per chi sente il fascino di un tempo passato ma non morto, questo libro è come un sipario che si alza su una scena che si fa più viva, via via che la luce investe i personaggi. Perciò voglio ringraziare Giovanni a nome di tutti i concittadini di Tremiti perché ancora una volta la scena di quegli anni ’70 si anima, restituendoci un’altra piccola parte della sua identità. Grazie a tutti voi per l’attenzione e la partecipazione. 

Maria Teresa De Nittis

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Galleria fotografica:

1-2 – Copertina “Isole Tremiti – Cronache di un viaggio”

3- L’incendio del 20 luglio 1977 (Archivio fotografico G.Marcone)

4- La fontana (Archivio fotografico G.Marcone)

5-Il trabaccolo “Olimpia” (Archivio fotografico G.Marcone)

6- La Santa Lucia (Archivio fotografico G.Marcone)

7- Il fortunale (Archivio fotografico G.Marcone)

8- Sandrino (Archivio fotografico G.Marcone)

9- Pino,Olimpia,Basso,Tonino,Tommaso (Archivio fotografico G.Marcone)

10- Buio (Archivio fotografico G.Marcone)

11-19- Presentazione di “Isole Tremiti – Cronache di un viaggio” il 13 luglio 2023 al Belvedere di San Domino

Le foto (Archivio fotografico G.Marcone) estratte dal volume “Isole Tremiti – Cronache di un viaggio” sono di proprietà di Giovanni Marcone, gentilmente concesse alla Rivista Tremiti Genius Loci per fini esclusivamente culturali. Vietata la riproduzione.