“Sul Filo della Memoria”. Per ricordare il 25 aprile e gli eroi tremitesi che lottarono per la libertà.

0
80

Tremitesi che lottarono per la libertà: alcuni frammenti tratti dal volume “Sul Filo della Memoria”. Per ricordare il 25 aprile:la festa civile più bella della nostra storia simbolo dell’Italia libera, repubblicana, democratica, fondata sul lavoro, antifascista. Valori sanciti dalla Carta Costituzionale e scolpiti negli articoli di cui si compone. Proposta del presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi17 settembre 1948 disegno di legge n. 75  relativo al “nuovo elenco delle ricorrenze festive”. Il 25 aprile è inserito tra le solennità civili e non più, così com’era successo per gli anni precedenti, tra le festività nazionali. Da questo momento solo il 2 giugno avrà – per legge – l’appellativo di festa nazionale.

“Sul Filo della Memoria” frammenti

“Mio padre, Giuseppe “Beppe” nacque a Tremiti il 29 Settembre 1921 e, il 10 giugno del 1940, quando l’Italia entrò in guerra, all’età di diciotto anni era già stato inviato in missione in Libia col Reggimento Bersaglieri. Una fotografia di mio padre, spedita da Tripoli alla mamma il 7 agosto XIX-1941 lo conferma. Il 28 novembre 1941 le operazioni militari alleate che portarono alla caduta di Gondar segnarono la fine dell’Impero italiano in Africa e circa 92.0000 soldati italiani furono catturati dai britannici e trattenuti in prigionia nei dominios africani. Giuseppe riuscì con i suoi commilitoni a rimpatriare e fu inquadrato nei bersaglieri a Bolzano, probabilmente presso la caserma “Cantore”. La sua presenza in Alto Adige è documentata dalle fotografie inviate alla famiglia negli anni 1942; 1945 e nel 1946 da Brunico. Giuseppe cessa di scrivere negli anni ’43-’44, quando plausibilmente fu fatto prigioniero. Scampato a una morte certa ma non ai postumi delle sofferenze patite, mio padre, fece ritorno alle isole Tremiti col Grado militare di “Maresciallo Bersaglieri”. ( la famiglia di Rosa Pica pg 125)

                                                              xxxxx

“ I miei genitori si conobbero quando mia madre era un’adolescente a casa dei suoi genitori. Si sposarono a San Nicola nella Chiesa Monumentale di Santa Maria a Mare il 25 aprile 1940. Dopo poco più di un mese, il 10 Giugno dal balcone di Palazzo Venezia il Duce dichiarava guerra contro Francia e Inghilterra, al fianco della Germania nazista. Bruno Mannini fu inviato sul fronte Occidentale a Bardonecchia, ma nel ’42 fece ritorno alle Tremiti per i continui e persistenti problemi causati dalla prima gravidanza di mia madre…..

Nel 1943 la mia famiglia si ricongiunge nella Capitale, dove papà Bruno aveva ottenuto il trasferimento. Roma dichiarata città aperta il 14 agosto 1943, ma solo dalle autorità italiane: i tedeschi, di fatto, non ratificarono mai la dichiarazione, e approfittarono invece della ritornata tranquillità dopo le resistenze iniziali all’occupazione. L’eccidio delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944 sarà ricordato come uno degli atti più efferati del nazifascismo in Italia e dell’intera seconda guerra mondiale. Venne ucciso anche Gabriele Mannini, zio di mio padre; il suo nome è inciso nel ceppo del Monumento alla Memoria”. (la famiglia di Luana Mannini)

                                                                   xxxx

“Gli esuli scampati al massacro delle foibe compiuto dai Partigiani comunisti jugoslavi furono trecentocinquantamila. Costretti a fuggire tra il 1943 ed il 1947 verso Trieste, Roma, Torino, Bologna e, all’estero, Argentina, Australia, Stati Uniti e Canada dall’Istria, Fiume e Zara, passate dalla sovranità italiana a quella jugoslava di Tito. Tra gli esuli che lasciarono con ogni mezzo Lussinpiccolo e le loro case le famiglie di Tremiti: Greco, Pezzella, Pallesca, Calabrese in fuga, per terra e per mare. Persero le loro attività, i loro averi e le loro abitudini. Tanti ritornarono a Tremiti accolti dai familiari residenti, altri trovarono una nuova sistemazione sul continente”.

“Mio padre Domenico, per tutti ”Mimì”, nacque a Peschici il 24 Aprile 1926, ultimo dei quattro figli di Michele e Maria Teresa Maggiano rimase orfano di padre a tre anni , la madre, alla quale era legatissimo, morì pochi mesi dopo la mia nascita per un angiosarcoma della milza. Nonna Teresa, soprannominata “ la Morlacca” dai paesani, attiva nelle lotte contadine fu arrestata durante una manifestazione bracciantile e, mio padre, che  aveva conosciuto la sorte di chi resta senza nulla, giunse alle Tremiti poco più che adolescente,alla fine degli anni Quaranta con una squadra di carbonai provenienti dal Gargano che si fermavano al villaggio almeno una settimana, il tempo necessario di ricavare qualche quintale di carbone”. (La famiglia di Maria Teresa De Nittis)

                                                          xxxx

Per mantenere viva la memoria e per dare dignità e considerazione pubblica ai caduti causati dai conflitti mondiali furono eretti: il Monumento in bronzo al confinato politico ;la  stele romana in pietra marmorea ai caduti con i nomi locali della Ia e IIa guerra mondiale e la scultura per i 300 libici deceduti alle Tremiti

 Sul primo terrazzamento dell’isola di San Nicola, si nota il Monumento in bronzo dello scultore napoletano Antonello Fienga, su iniziativa dell’A.N.P.P.I.A Provinciale di Terni, con il contributo della Regione dell’Umbria, della Provincia di Terni, dei Comuni di Terni, Orvieto, Narni, Amelia, Sangemini. Il monumento fu inaugurto il 25 maggio 1980, ricorda i confinati politici relegati sull’isola dal fascismo.

 Attraverso l’antico primo portale d’ingresso alla badia, proseguendo dal Chiostro piccolo verso Est, si giunge al “Chiostro nuovo”; in quest’area, dove una balconata volge a picco sul mare, guardando verso la punta N.E. di S. Domino, il Cretaccio , la Vecchia e l’isola di Caprara, fu collocata dal Comune delle Isole Tremiti una stele romana semplice in pietra marmorea ( P. Cafaro) ai caduti con i nomi dei soldati locali. Nel 1915 – 1918 i tremitesi caduti furono, i soldati: Audiberti Pietro, Cafiero Umberto, Cilfone Emilio, De Luca Angelo e il marinaio De Martino Umberto. Nel 1940 – 1943 morirono per la Patria il sottoc. Carducci Gennaro, il cann. Fentini Emilio e il marinaio Pallesca Pietro (imbarcato su Cacciatorpediniere Fulmine, bombardato e affondato dagli inglesi nel Mediterraneo meridionale mentre scortava un convoglio disperso in mare,diede la vita per la Patria).

4
0 FOTOCOPERTINA
3
2
1
5
8
j
4 0 FOTOCOPERTINA 3 2 1 5 8 j

Tutti i diritti e le immagini riservate nei termini della legge che tutela il Diritto d’Autore.