PRESENTAZIONE DEL SITO

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«Il carattere è determinato da come le cose sono, ed offre alla nostra indagine una base per lo studio dei fenomeni concreti della nostra vita quotidiana. Solo in questo modo possiamo afferrare completamente il Genius Loci, lo “spirito del luogo” che gli antichi riconobbero come quell'”opposto” con cui l’uomo deve scendere a patti per acquisire la possibilità di abitare.» (Christian Norberg-Schulz )

 NOTA INFORMATIVA 

https://www.tremitigeniusloci.it/    è un nuovo sito web di mia creazione, di riferimento per la storia delle isole Tremiti. Per collaborare gratuitamente all’inserimento  di testi, immagini, e arricchire il sito di documentazione e testimonianze, gli amici, studiosi e appassionati delle isole, possono inviare il proprio articolo firmato  via e-mail a  redazione@tremitigeniusloci.it inserendo il testo salvato su un file in formato WORD e immagine di riferimento dell’articolo in formato .JPG o .PNG

Si accettano esclusivamente articoli non copiati e documenti con richiami alle fonti originali, all’interno del testo o  note alla fine del testo.  Cartoline, fotografie e carte geografiche dovranno essere datate e accompagnate da didascalia o scheda bibliografica.

In futuro questo sito si svilupperà in SUPPLEMENTO di TESTATA GIORNALISTICA regolarmente registrata al tribunale di competenza.

Il progetto   Insulae Tremitanae olim Diomedeae Genius Loci Nullus locus sine Genio  è statoregolarmente registrato tramite certificazione “Blockchain Block” n.591164 –

PRESENTAZIONE

Isole Tremiti: un’ alta testimonianza patrimoniale di storia e bellezze paesistiche.

Genius Loci dal latino ‘spiritello (genius) del luogo (loci)’ è un’espressione tipicamente romana collegata a tutto ciò che il luogo è, e che vuole essere; questo sito, infatti ha l’obiettivo di diffondere storia e cultura e risvegliare la “sacralità” dei luoghi che la cultura moderna tende a ignorare nella strategia globalizzante che standardizza e uniforma, tradizioni, tecnologie, materiali, abitudini. Se volgiamo lo sguardo nel secolo in cui siamo vissuti  è possibile recuperare memoria di tanti fatti, tanti volti, tante emozioni,  i cui contorni, il tempo rende a volte imprecisi e sfumati e riaffermare con forza un’identità  perduta  o che si è confusa con altre identità, che affatto appartengono al mondo insulare  delle isole Tremiti, come per esempio il dialetto e riappropriarcene, con una curiosità diversa , ritornando anche a periodi più lontani da noi, in cui gli abitanti di queste isole iniziavano a muovere i primi passi verso un’organizzazione sociale, religiosa ed economica che si confronta ancora con la nostra realtà che in quel periodo affonda le radici. Per i romani il Genius loci era la divinità protettrice di un luogo.  La parola “Genius” deriva dal verbo latino “gignere” che significa “generare, creare”, ed era utilizzata per identificare il Nume che costituiva la forza creatrice, la “vis generandi” dell’uomo. I romani avevano una visione concreta dei loro dei.

 I Lari e i Penati erano legati alla casa e alla famiglia, il Genius Loci era legato al territorio, alla città, anche a un bosco o una sorgente.

 Il Genius loci è quella qualità, che contraddistingue un luogo. E’ un insieme di condizioni, tradizioni, culture, abilità che si tramandano di padre in figlio e che costituiscono l’identità di un luogo, anche quando si diffondono nel mondo. Tipico il caso della canzone e della pizza napoletana, che nasce come soluzione economica,  a problemi di povertà e disparità sociale. Lo scopo del sito, dunque, è riscoprire e rivalutare attraverso la cartografia storica, gli uomini illustri, le fonti bibliografiche, scritte e orali con un “ripasso” delle atmosfere, dei linguaggi, e dei legami familiari, il Genius loci di queste isole, denominate Diomedee  dagli storici dell’antichità : All’incontro del lito di Puglia v’è l’isola Diomedea, notabile per la sepoltura di Diomede” (Plinio ) e dalle narrazioni sui Dauni e su  Argyrippa o Argos-Hippium, antica città  Apula di cui restano scarse vestigia.  Genius loci, fu Diomede, detto anche Enide , figlio del cinghiale( e del simbolo del cinghiale si fregiava il suo scudo e quello dei soldati Etoli ) nacque da Tideo e Deifile, in Etolia ad Argo, regno che ereditò dopo la morte di Adrasto. Ritornato in Patria dopo la guerra di Troia, Diomede scoprì l’adulterio della moglie Agialea col ministro Comete e riuscì a stento a scampare da una morte certa preparatagli dai due amanti trovando rifugio nel tempio di Minerva.Fuggito dalla sua terra, mosse con la flotta verso l’ Occidente; nell’isola di Corcira (Corfù), uccise il dragone Colchide con lo scudo di Glauco col quale aveva scambiato il suo di rame (VI libro dell’Iliade) nell’assedio di Troia. Ripreso l’avventuroso viaggio con le sue navi, fu dalle tempeste sbattuto in mezzo all’Adriatico ove scoprì il gruppo delle Tremiti. Si trasferì, quindi , con i suoi compagni sulla costa.  Superato il Gargano, Diomede scese nella piana dell’antica Ausonia  (oggi Puglia), dove secondo la leggenda, sposò Driona, figlia del Re Dauno, che riceverà in dote parte della Puglia. Come alle Isole Tremiti, fu da Diomede imposto il nome di Isole Diomedee, così furono chiamati Campi Diomedei i territori sulle rive dell’Aufido (attuale Ofanto).

Dagli antichi scrittori si attribuisce a questo mitico Eroe la fondazione di molte città della Daunia. Una leggenda lo fa ritornare e successivamente sparire dalle Isole Diomedee.

I fedeli compagni gli eressero un monumentale sepolcreto ed un tempio ove attualmente sorge l’Abbazia. (Sant’Agostino).

Ancora oggi la leggenda parla della trasmutazione dei suoi compagni in uccelli favolosi, “Iuba chiama gli uccelli diomedei cataracti… sono simili alle pulci e infestano stridendo e’ forestieri se non sono greci…; nacque la favola che sieno e’ compagni di Diomede trasmutati in uccelli “ (Plinio) ; “Diomedem circa illud mare (Adriatico) ditionem tenuisse, testantur insulae Diomedeae et quae de Daunis et Argo-Hippio feruntur”  (Strabone, Geografia, lib. V., p. 238). Le arenne acquatiche o  avis diomedea o diomedea exulans è la specie più comune di questi palmipedi procellaridi che comprende l’albatro (detto anche sfinisco brizzolato), dal colore nero, macchiato in alcuni punti, (dal bianco tende al cenerino). I nativi le chiamano “Artenie” o  “  auciell ‘e nott”. 

Le diverse culture parlano di entità spirituali che custodiscono le case e luoghi a noi cari. Moltissimi sono i “Genius loci” che hanno protetto nel passato città e piccoli villaggi, per cui ogni abitazione è stata influenzata dalla presenza di queste entità.

Nel villaggio dei pescatori a San Domino era nota la presenza dello Scazzamauriello ( in Campania noto come munaciello), neonato morto senza il Sacramento del Battesimo.Secondo Benedetto Croce, maurielli erano i monaci benedettini dell’Ordine di San Mauro. Secondo altri studiosi, invece, il nome trae origine dallo spagnolo matamoros, ammazza-mori. Si presentava in forma di nanetto vestito da frate con la chierica e la scazzetella (zucchetto).  Oggi ci facciamo beffe di queste credenze, ma nei secoli scorsi, la credenza in questi esseri (di forma umana, ma anche di animali e vegetali) era talmente forte da lasciare sempre un’impronta nei nomi delle città o dei paesi o di alcuni luoghi fortemente energetici. La città di Napoli, ad esempio, nell’età classica portava il nome di Parthenope, la sirena che si diede morte in mare perché non era riuscita a sedurre Ulisse ; il suo corpo trascinato dalle correnti arrivò fino al golfo di Napoli, e diede il nome alla città che si sviluppò in quel luogo.

I poco nobili  interventi di ristrutturazioni  imperversano spesso e sconsideratamente  nei borghi magici della nostra Penisola, deturpandone la sacralità  originali, sfigurandone  la bellezza esterna, il colore, l’energia delle forme e la sua “purezzae quindi la struttura protettiva stessa dell’uomo ed i suoi sacri codici vibrazionali.

La DIVINA DIOMEDEA nel logo

 Nullus locus sine Genio ( nessun luogo è senza un Genio) Insulae Tremitanae olim Diomedeae Genius Loci  e l’aves Diomedea in un cerchio, tratta dai mosaici del tempio di Santa Maria a Mare (1045). La chiesa si ispira ai modelli architettonici occidentali di area germanica, in passato assimilabile agli edifici bizantini. Il tappeto musivo quadrangolare centrale, quasi intatto (XI sec.) , mentre altri frammenti sono dislocati in vari punti del tempio:  nell’ area presbiteriale, ai lati dell’altare maggiore, si rilevano due cervi che si affrontano con grandi corna ramificate su un fondo decorato con tralci vegetali stilizzati. Nella parte inferiore due elefanti con torri sul dorso, nell’ atto di sollevare con le proboscidi sfere di colore grigio, su uno sfondo composto da volute di racemi simile al precedente. Al centro del presbiterio si rilevano frammenti di cornice e alcuni resti di due piccoli tondi, uno dei quali contiene un grifo; un altro più grande, al centro dell’abside contiene un fiore a sei petali. Nel vano centrale è visibile una grande composizione con motivi decorativi a palmette con cinque foglie che si contrappongono e si annodano formando cinque cerchi in un quadrato. Nel cerchio centrale è racchiusa la figura di un grifo alato, mentre nei cerchi minori sono contenuti degli uccelli. Interpretati, da taluni storici, come “aves Diomedeae”, cioè le arenne acquatiche che ancora oggi vivono sulle isole. Negli spazi tra i cerchi vi sono piccoli pesci. Nella campata a ovest del vano centrale in un tondo incorniciato da un tralcio di foglie stilizzate, è parzialmente visibile un’aquila con le ali spiegate. Nella navata meridionale è evidente un decoro costituito da quadrati, disposti a scacchiera. Sotto i gradini del presbiterio, infine è visibile il prosprtto e la criniera di un leone.. L’aquila, il grifo e il leone, simboleggiano la grandezza di Cristo. I due cervi, anime ansiose di unirsi a Dio. I due elefanti, abitatori dell’Eden e pertanto indenni dal peccato originale, sono ammessi alla felicità eterna. Il mosaico si distingue per la ricerca di effetti naturalistici e volumetrici, le piccole tessere di un cm. di lato sono di marmo bianco pentelico, giallo di Siena, palombino di Subiaco, nero di Mattinata disposte ad opus tesselatum, alternate a piccoli inserti di opus sectile.

Maria Teresa De Nittis