Rapestelle, porchiacche, arucole e foglia molle… anche le erbe a Tremiti “parlano” napoletano

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Giambattista Basile (Giugliano in Campania 1566 –  ivi 1632) letterato, scrittore di fiabe popolari e funzionario pubblico, nel suo capolavoro che, segue il modello del Decameron di Giovanni Boccaccio Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille (nota anche con il titolo Pentamerone), una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana, nella Jornata II.Trattenimento V. cita i nomi di alcune piante: “ E Cola Matteo, referuto st’autro capriccio de lo re a lo serpe, lo serpe le disse: «Va, e piglia no fascio d’erve deverze, e ugnene le pedamente de lo palazzo, ca vedarrimmo de contentare sta regnola». Cola Matteo, a lo stisso punto, se fece na grossa mappata de foglia molle, de rapestelle, d’aitille, de porchiacche, d’arucole e de cerefuoglie…” cioè «un gran fagotto di bietola, ramolaccio, aglietti, erba porcellana, ruca, cerfoglio». In un passato anche recente, da queste e altre, antichissime piante, si ricavavano quasi tutte le medicine, inoltre erano fonte di nutrimento e, sulla base di superstizioni, a molte piante venivano attribuiti poteri magici, come se fossero dei veri e propri talismani. Le stesse erbe selvatiche mangerecce, buone tanto quanto le verdure dell’orto e ricche di proprietà nutrizionali , le raccoglievano la nonna e mia madre, ai bordi dei campi e dei sentieri sterrati di San Domino, con un semplice coltellino, le estraevano dal terreno e, tornavano a casa con grosse mappate di cicorie, rapestelle e porchiacche che, prima di lavarle “capavano” accuratamente, tagliando alla base la radice, lasciando il ceppetto intero e togliendo tutte le foglie rovinate.  Le cicorie dopo essere state lessate o bollite diventavano un contorno gustoso condite a crudo con olio o ripassate in padella.

Il ramolaccio selvatico, anche detto ravanello selvatico o ermulata (Raphanus raphanistrum), è una pianta annuale che si presenta come una rosellina di foglie pelosette, a margine dentato, molto simili a quelle del ravanello ma solitamente più ampie. Alla pari del papavero, anche il ramolaccio cresce bene negli incolti.

 La porcellana (Portulaca oleracea) è una pianta erbacea infestante appartenente alla famiglia delle Portulacaceae. Il nome botanico latino significa “piccola porta” per il modo con cui si aprono le capsule, mentre gli arabi nel Medioevo la chiamavano baqla hamqa (pianta pazza) perché i suoi rami si estendevano per terra senza alcun controllo.
In Italia è molto diffusa e ha diversi nomi a seconda dell’area geografica. Porcellana o erba grassa in Lombardia, porcacchia nel Lazio, porcacchia nelle Marche e precacchia in Abruzzo.
La porcellana era conosciuta come pianta medicinale già nell’antico Egitto, anche se le sue origini sono probabilmente asiatiche. Nei Paesi arabi e del bacino del Mediterraneo veniva coltivata fin dal Medioevo. Negli Emirati Arabi è ancora oggi reperibile in molti negozi di ortaggi per essere utilizzata come insalata, mentre in Italia viene considerata poco più che un’erbaccia o una pianta infestante di orti e giardini da chi non la sa riconoscere e non è al corrente delle sue proprietà benefiche ma è ricchissima do Omega 3 e può essere consumata cotta in moltissimi piatti o cruda nelle insalate. Le ricette a base di questa erba di solito prevedono di utilizzarne le foglie e i rametti più teneri. A crudo si usa come ingrediente per le insalate. Infatti, nella cucina povera napoletana questa pianta viene abbinata tradizionalmente alla rucola, mentre in quella siciliana trova spazio come ingrediente dell’insalata ferragostana, con pomodori, cetrioli, cipolle condite con olio e aceto. Nella cucina romana, invece, fa parte della così detta misticanza.

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