“Qui portata dalle spiagge di Grecia…” Il Crocifisso di Tremiti

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Croce dipinta sec. XI

 Si tratta di una grande tavola con una Croce lignea dipinta, misura m. 3,44 di altezza e m. 2, 58 di larghezza. Sulla tavola allargata vi sono raffigurati la Vergine e l’Apostolo Giovanni. Secondo gli storici dell’arte la tavola è attribuibile alla scuola pisano-lucchese di autore ignoto dell’XI-XII sec.

 In alto, parzialmente leggibile i resti di una scritta in greco, che potrebbe tradursi in:” Gesù Cristo re della Gloria”. Sotto la Croce, un’altra incisione ricorda ai fedeli il ritrovamento miracoloso via mare di questa effige. Nella parte posteriore della Croce vi è raffigurato l’Agnello di Dio, ovvero il Cristo. Il Crocefisso è un vero tesoro artistico, di carattere bizantino, del tutto simile a quello che si conserva nel Duomo di Spoleto e a quelli umbri, che hanno preceduto la commovente interpretazione francescana dell’agonia del Redentore. Racchiuso nel seicento in una brutta custodia di legno intagliato e dipinto, la preziosissima opera, abbandonata all’incuria, si andava deteriorando. Una tavoletta ai piedi della Croce recava questa misteriosa iscrizione in latino: “ Qui portata dalle spiagge di Grecia per le salse onde, io Croce da me stessa conducevo la nave. Sappi inoltre, o lettore, che dopo 140 lustri e mezzo dell’era cristiana, il settimo giorno di febbraio, correndo la prima indizione, giunse qui il pontefice Zaccaria”. I centoquaranta lustri e mezzo corrispondono al 747 e precisamente al sesto anno del pontificato dell’unico Zaccaria, salito al seggio di Pietro Timoteo Mainardi, come Benedicto Cochorella (autore dell’ “Accuratissima descriptio…”) appartenevano all’ordine dei Canonici Regolari di Sant’Agostino (Lateranensi del Salvatore), subentrati ai Cistercensi alla guida del monastero delle Tremiti dal 1412.

Anche il Mainardi ci lascia molte informazioni sul dipinto del monastero in un manoscritto, composto nel 1592 e conservato presso l’Archivio di Stato di Venezia, intitolato: “ Raggioni del monastero di S. Maria di Tremiti cavate da diversi Istromenti, donazioni et altre” , racconta dei fatti, che confermano l’antica tradizione legata alla Croce, giunta prodigiosamente alle Tremiti:”Non voglio né posso restar di scrivere ancora che un giorno fu rinvenuto da questa Isola di Tremiti una navettina piccola nel mare venirsene verso l’isola, con prestezza e viaggio prospero, senza vela, senza remi e senza persona alcuna che governasse tale navetta, la quale in brevissimo spazio giunse al porto di Tremiti e vedendo le genti che persona alcuna non usciva fuori di detta navetta, andaron a veder che navetta fosse quella e non vi trovarono dentro altro che un Crucifixo dipinto alla greca…” Un primo intervento di restauro fu effettuato nel 1922 ad Assisi dai valenti restauratori, Domenico e Tullio Brizi e nel 1961 a Roma presso l’Istituto Centrale di Restauro, dal Capo restauratore , Prof. Pigazzini  e suo figlio.  La parte anteriore del dipinto venne completamente asportata e successivamente riportata sulla tavola . Grazie alle raffinatissime tecniche e all’abilità chirurgica del restauratore l’opera ritornò allo stato originale. E’ in atto presso l’ Arcimonumentale Chiesa di S. Maria, una serie di rifacimenti e restauri, tra questi, un’ulteriore recupero della tavola, compromessa nella parte posteriore.

Restauro della Croce – 1961

Soprintendenza alle Belle Arti di Bari presso l’Istituto centrale del Restauro di Roma – Rimozione prima del restauro,della protezione applicata al Crocifisso del Cristo Grande delle Isole Tremiti come precauzione per il suo trasporto. Nella prima foto sono in opera i restauratori Pigazzini(padre e figlio) e Pagliani. Nella foto 2 il prof. Pigazzini, Restauratore capo,prepara il Crocifisso per distaccare la pellicola pittorica in modo da permettere il risanamento del supporto fatiscente. La Croce fu già restaurata nel 1922 dagli artisti Brizi di Assisi. La Croce lignea delle Tremiti,secondo gli storici appartiene alla scuola pisano lucchese,del secolo XI – XII. Si avanza l’ipotesi che  l’immagine di Cristo Crocifisso sia stata ispirata alla Sindone stessa.

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