I tempi del confino alle Tremiti e le difficoltà della missione dei religiosi

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a cura di Ivan Cosmai e Maria Teresa De Nittis

Dopo  l’abolizione della (1) Badia di Ripalta e di Santa Maria a Mare, con l’ordinamento del 23 giugno 1752, Ferdinando IV di Borbone istituiva alle Isole Tremiti la colonia coatti. Prima che i beni dell’abbazia fossero incamerati, uno degli ultimi lateranensi, D. Emanuele Camerota, istituì nel 1755 il libro parrocchiale. Da esso, come trascrive, in appendice al volume “Le Isole Tremiti” Francesco Delli Muti ( ristampa del 1965), è stato possibile rilevare l’elenco dei parroci succedutisi dall’anno 1755 al 1963. Nella lista del libro parrocchiale del 1876 il Parroco  di Santa Maria a Mare è D.Giuseppe Maria della Porta, citato nella Cronaca Religiosa, datata Napoli, luglio 1880 della Rivista “La Scienza e la Fede, Raccolta Religiosa  Scientifica  Letteraria  Artistica che, si trascrive di seguito, in questo articolo, come testimonianza, dell’opera di catechesi affidata al zelante Canonico D. Tobia Iammarino di Ripalimosani (CB) dal Vescovo di Larino. La cronaca, oltre ad illustrare l’arretratezza, la povertà e il degrado morale della colonia e l’assenza governativa, censisce la popolazione promiscua di 700 persone tra l’isola matrice San Nicola e l’isola di San Domino, composta da: coloni, soldati, guardie e coatti. Il cronista, lamenta anche il disagio e la mancanza di collegamenti tra le isole, un tempo congiunte da un ponte che andò distrutto.

(1)- Santa Maria di Ripalta è un complesso “cistercense” di origine medievale (XIII sec)  sorge a pochi chilometri dal lago di Lesina, sulla sponda del fiume Fortore, alla sommità di una rupe (e, da ciò, forse, “ Ripa alta”), in una località dove presumibilmente esisteva già un monastero benedettino dedicato alla Madonna. Fu per l’appunto una comunità di cistercensi provenienti da Casanova d’Abruzzo che nel 1201 vi si insediò, costruendovi una nuova chiesa o riadattando quella già presente, che venne ricompresa nella piccola Diocesi di Civitate (corrispondente all’attuale vicino comune di San Paolo Civitate) ed in seguito incorporata a quella di San Severo, presumibilmente nel 1580. Caduta in commenda e abbandonata in data imprecisata, probabilmente all’inizio del XVIII secolo fu affidata ai Celestini, dato che nel 1719 risultava aggregata ad una chiesa di San Severo, convento di questi ultimi. In commenda, “in commendam”, alla lettera significa “in affidamento”, che sta ad indicare essenzialmente un “beneficio” derivante da una rendita annessa ad un grado ecclesiastico o cavalleresco. Del complesso abbaziale rimane, seppure incompleta, soltanto la chiesa di Santa Maria. Il villaggio di Ripalta costituisce uno dei pochi villaggi agricoli antichi del Tavoliere delle Puglie ancora esistente, nato a ridosso delle sponde del fiume Fortore. Intorno alla Chiesa si svolgevano attività agricole e di allevamento, senza dimenticare il ruolo importante che il borgo ha assunto durante i secoli per l’attività della transumanza (la mena delle pecore attraverso cui le greggi venivano portate a svernare  dall’Abruzzo alla Puglia), poichè Ripalta è situata proprio sul “Tratturo Magno”, che un tempo collegava la città di  L’Aquila con quella di Foggia. Per tale motivo la Chiesa di Santa Maria viene altresì definita una “Masseria-Abbazia”.Il disastroso terremoto del 1627 fece crollare una parte della Chiesa, che fu poi  ricostruita per mano dei Celestini agli inizi del XVIII secolo. Nel 1806, quando l’Ordine dei Celestini fu soppresso, Gioacchino Murat donò Ripalta al suo Ministro di Polizia, che a sua volta la passò in dote alle sue figlie.

LA SCIENZA E LA FEDE, Raccolta Religiosa Scientifica Letteraria Artistica, a. XL, Napoli, luglio 1880, pp. 510 – 512

Ci viene comunicata la seguente edificante notizia: « Le isole Diomedee, conosciute ora sotto il nome di Tremiti, site nel mare Adriatico al nord del Gargano, rimpetto alla foce del Fortore ed al lago di Iesina , furono una volta sede de’ monaci Benedettini , a’ quali succedevano i Cistercensi distrutti dalle incursioni de’ corsari Dalmatini. Di poi Papa Gregorio XII vi stabiliva i Canonici Regolari Lateranensi, che per le fortificazioni erettevi da’Vicerè abbandonavano l’ isola, divenuta stanza di militari. Abolita in seguito la Badia di Ripalta , il Governo di Napoli assumeva l’ obbligo di mantenervi un Parroco, ed un Economo Curato nella chiesa, che trovasi nell’ isola di san Nicola, detta pure di Santa Maria a Mare, e di sostenere qualunque altro peso pel culto religioso. In vari anni le funzioni dell’ Economo Curato, dipendente dal Vescovo di Larino, si esercitavano dal Cappellano Militare, che mandavasi dal Cappellano Maggiore; ma per gravi inconvenienti che si verificavano, l’una carica fu segregata dall’ altra, ed il Vescovo di Larino con Sovrano rescritto del 16 dicembre 1850 ebbe la facoltà di nominare l’ Economo Curato senz’ altro: facoltà riconosciuta dal presente Governo per lettera Ministeriale, che al 29 dicembre del 1867 il Guardasigilli dirigeva all’Ordinario Diocesano di Larino. Le Isole di che ragioniamo , furono sin da tempi antichi un luogo di castigo ; ed oggidì son destinate a colonia penale , chè vi si relegano i condannati volgarmente detti coatti, de’ quali vi si mandano sino a seicento e più: ora però sono meno di trecento; cosicchè uniti questi a’ coloni, a’ soldati, alle guardie , e alle diverse autorità che vi risiedono, si ha una popolazione di pressochè settecento individui. Doleva profondamente il cuore all’ Eccza Rma di Mgr Giampaolo che quelle anime da molti anni fossero prive di spirituali esercizi, e non sapeva l’ amorevole Prelato darsi pace innanzi agli ostacoli, che si frapponevano al conseguimento del pio e fervido desiderio; quando il Can. D. Tobia lammarino, di Ripalimosani, manifestava a Monsignore la risoluzione di voler esso (con la sola speranza di essere da Dio rimunerato) andare ad evangelizzare quelle anime derelitte , nonostante il viaggio per mare cui avrebbe dovuto sobbarcarsi. S’ immagini la contentezza del Pastore a questo annunzio. Il Canonico, però, volle disporsi all’evangelizzazione con un devoto pellegrinaggio alla Casa di Loreto, alla lncoronata di Foggia, a san Michele Arcangelo nel Gargano e a san Niccola di Bari. Non in minor tempo di otto ore su barca a vela potè fare il tragitto di Tremiti dove giunse il 19 maggio, e fu cortesemente accolto da tutti quegli abitanti.La predicazione ebbe luogo due volte al giorno, una la mattina, l’altra la sera, su’ temi più opportuni , e sulla spiegazione de’ requisiti richiesti a santamente ricevere i Sacramenti della Penitenza, e della Eucaristia. Era il Canonico indefesso nel sentire ad ogni ora le confessioni con vera carità di padre;per la qual cosa molti si accostarono a’ Sacramenti della Penitenza e della SS. Eucaristia , e molti giovanetti fecero la loro prima comunione nel dì del Corpus Domini. Non mai si era osservata nella chiesa tanta affluenza di gente di ogni condizione , in tutto il tempo che durarono gli Spirituali esercizi, nè pietà così tenera nell’ assistenza delle sacre funzioni: onde a questo proposito un autorevole personaggio dell’ Isola scriveva: « Il Canonico lammarino divide con noi il contento, e questo è compenso alle fatiche che dura. Tremiti ha visto come nell’ intervallo di un lampo la sublimità della Religione , ed ha udito la prima volta la parola dell’Apostolo». Bellissima poi riusciva nella conclusione del mese Mariano la processione del Sacramento, che fu veduta percorrere vie non solite a tanto onore, le quali erano cosparse di odorosi e freschi fiori da uno stuolo di verginelle a bianco vestite. Questi avvenimenti straordinari nella chiesa di Tremiti , si debbono a’ santi spirituali esercizi. Lo zelante Canonico si recava pure un giorno nell’Isola di San Domino , abitata da un centinaio di persone addette alla coltivazione della terra; e le riuniva e le catechizzava ; il che arrecò consolazione grandissima a quelle povere anime , che vorrebbero un tempietto per adempiervi i doveri religiosi. L’ Economo Curato di san Niccola, che vaca ancora, potrebbe benissimo prestarsi al bene spirituale di quegli abitanti, a’ quali mancano spesso i pochi soldi per tragittare l’Isola ov’ è la Chiesa Parrocchiale. Anticamente era un ponte che congiungeva quattro Isolette: ma caduto, è tolta la comunicazione tra esse, quantunque sieno disabitate la Caprara o Cepperara, e la più piccola di esse detta Cretaccio. Converrebbe ancora che in san Niccola fosse riaperto il piccolo educatorio per le fanciulle, che ne’ passati tempi era così utile per preservarle dalla corruzione in un luogo infetto di tanti vizi e così pericoloso. Spaventevole è pure la miseria dell’ Isola non solo ne’ coloni, ma an che in taluni coatti, che con cinquanta centesimi al giorno stentano la vita , e languiscono nell’ ozio. Nulla diciamo della ignoranza che regna in quelle lsolette in fatto di istruzione re- ligiosa e morale: nè il Parroco D. Giuseppe Maria della Porta che tanto si affatica, potrà dissiparla, se non gli saranno di forte sussidio i regolamenti governativi.

Galleria fotografica: Ripalta di Puglia, Abside della Chiesa; Ripalimosani (CB), il borgo natio del Can. D.Tobia Iammarino; frontespizio della rivista “La Scienza e la Fede” e le pp. 510-512.

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