La valorizzazione turistica

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Il livello economico della popolazione nell’immediato dopoguerra, era molto basso, dovuto soprattutto dall’isolamento, dalla mancanza di qualsiasi attività a carattere artigiano, dall’abbandono della maggior parte dei terreni coltivabili e dall’assoluta mancanza di acqua sorgiva (l’acqua potabile veniva portata alle Tremiti dal continente per mezzo di navi cisterne della Marina Militare). La consistenza del bestiame si poteva calcolare in una decina di asinelli, qualche cavallo e in circa 300 capi ovini, pecore e capre. Il pescatore guadagnava in media sulle ottantamila lire per stagione, da marzo a settembre. Ultimata la pesca non aveva più risorse fino a tutto febbraio e nel frattempo, costretto all’inerzia, campava miseramente comprando a credito l’indispensabile per vivere. Negli anni  sessanta, l’Ente Provinciale per il Turismo della Regione Puglia,  si era impegnato con Convegni e piani d’interventi presentati alla Cassa del Mezzogiorno per la valorizzazione turistica ed economica dell’Arcipelago con  un unico obiettivo: rinascita e progresso, per migliorare la deficiente attrezzatura ricettiva e le comunicazioni marittime delle isole Tremiti. Lo sviluppo di un’industria turistica alle Tremiti, in sostanza, assumeva soprattutto, significato sociale ed economico di elevazione del tenore di vita della popolazione. Nello sforzo comune di crearsi un migliore avvenire con l’industria turistica i nativi, seppure lentamente trasformarono l’habitat naturale con gli ampliamenti di fabbricati preesistenti e l’aggiunta di alcune baracche. Con l’impegno materiale e morale di ricostruzione si unisce quello della valorizzazione del patrimonio naturalistico delle isole Tremiti attrezzando, inizialmente, con ombrelloni e sedie a sdraio, cala delle Arene, meta ideale di un sempre crescente numero di bagnanti pendolari e di turisti, chiamati ad essa anche dalla ormai consolidata fama delle isole Diomedee ben collegate con il Gargano e il Molise a mezzo di traghetti e modernissimi aliscafi. Su di essa incominciano ad affacciarsi tranquille pensioncine,  bar e ristorantini, tra i quali “Bel mare”, “Il Pirata”, “La Livornese”, primi locali storici dai quali si poteva accedere direttamente all’arenile dalla sabbia vellutata. Altri esercizi di ristoro, Il Gambero, Marechiaro, Rossana, sorsero successivamente, sui due lati della  ripida strada che porta all’abitato di S. Domino, dando vita ad una prosperosa industria balneare.  che si concentrava soprattutto nella zona del porticciolo di S. Domino, punto di approdo sin dall’antichità e di commercio con le altre isole e la terraferma. Nel 1964 la ricettività alberghiera a S. Domino (oltre alla limitata ricettività fornita dai nativi) era rappresentata dall’Albergo “Eden” con 200 posti letto e dal campeggio del Touring Club Italiano, riservato ai soli Soci, con 150 posti letto e gli accampamenti nella pineta di S.Domino con un considerevole numero di campeggiatori liberi. L’Hotel “Eden”, fu edificato, con caratteristiche terrazze panoramiche, ai margini di una pineta che degrada sino a cala Matano, dalla Società Fratelli Matrella di Foggia. La costruzione dell’edificio e delle villette laterali, disposte a schiera, iniziarono nel 1959 e terminarono alcuni anni dopo. Il mare èsempre stato la grande risorsa delle Tremiti: un tempo come fonte di sostentamento per i pescatori, oggi principale attrazione turistica. Dal dopoguerra a oggi il turismo ha conosciuto una grande espansione sostenuto dalla crescita dei livelli di reddito allargando il bacino dei  visitatori, diventando anche alle Tremiti turismo di massa. Attualmente le isole sono considerate più un ambiente di lavoro estivo che come residenza stabile.

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