“Cara figlia, rispondo la tua cara lettera…”. Il carteggio inedito di mia madre sepolto dal tempo.

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di Maria Teresa De Nittis

Lasciai le isole Tremiti all’età di undici anni per frequentare la scuola secondaria di primo grado in collegio, la cui sede era Palazzo Avogadro, antica dimora dei signori di Zanano, una frazione di Sarezzo in provincia di Brescia.

Il prestigioso edificio medievale a fine Ottocento fu donato dagli ultimi discendenti degli Avogadro alla  Congregazione delle Ancelle della carità di Maria Crocefissa (Paola) Di Rosa.

Ancora oggi il Palazzo restaurato è di proprietà delle Ancelle ed è visitabile in occasione dei numerosi eventi culturali che vengono organizzati dal Comune di Sarezzo durante l’anno.

La vita in collegio, nel 1964, era disciplinata da misure e orari molto rigidi che non potevano, né dovevano essere disattesi; anche la corrispondenza veniva controllata dalla Madre Superiora, così pure le lettere in uscita si consegnavano alla direttrice in busta aperta.

La domenica tra le collegiali c’era molta agitazione per l’arrivo delle famiglie in parlatorio, sapevo che la mia non sarebbe mai arrivata, che nessuno sarebbe venuto a prendermi; non ci sarebbero stati abbracci, né dolci e gelati per me. Tuttavia ricordo la trepidazione con la quale attendevo la consegna della posta : una lettera dai miei genitori, qualche cartolina da Tremiti con i saluti degli zii e del nonno Giuliano, al quale ero particolarmente affezionata e di tanto in tanto anche un pacco con i biscotti profumati al finocchietto di mia madre. Esperienze di vita troppo forti e importanti. Non dimentico il disagio che provavo per quelle lettere ispezionate che mi venivano recapitate aperte, un cruccio che dissimulavo con l’eccitazione di leggere le notizie che avrebbero colmato il vuoto dell’assenza della mia famiglia.

Mio padre e mia madre, che non avevano conseguito la licenza elementare, ci mettevano tutta la loro attenzione quando scrivevano, di buon’ora al mattino o al lume di una lampada a petrolio, a sera inoltrata. Nelle sue delicate e amorevoli lettere, la mamma mi raccontava dei progressi dei miei fratellini che le chiedevano quando tornassi a casa, dei nonni, del suo giardino, del  faticoso lavoro di mandare avanti la famiglia senza il mio aiuto. In questi suoi racconti non mancavano aneddoti e spicchi di storie tremitesi che mi facevano sorridere e divertire  e, ne avevo proprio bisogno! Tra quelle righe ci vedevo le sue lacrime, ma lei non poteva vedere le mie. Non smetto mai di pensare alla scontrosa tenerezza di mio padre che si portava sulle spalle amore e responsabilità per la sua famiglia. Il tratto nervoso della sua scrittura tradiva apprensione ma ancheun misurato ottimismo per il nostro futuro in prospettiva del nascente turismo sull’isola di San Domino. A causa delle frequenti burrasche invernali, le Tremiti restavano isolate, senza collegamenti e la posta restava ferma nell’Ufficio di San Nicola per molti giorni.

La motonave Pola in servizio dal 1957 al 1965, esercitava solo due corse la settimana e non viaggiava con mare grosso; impiegava, inoltre, per velocità ridotta, 5 ore e mezza per coprire la distanza Manfredonia Tremiti, di miglia 56 . Nel 1965 con la nuova motonave Daunia di 680 t.s.l. della Soc. Adriatica di navigazione l’isolamento dei tremitesi fu notevolmente mitigato e in parte risolto l’altro problema, quello di effettuare il viaggio con maggiore celerità e comodità anche in caso di cattivo tempo. A giugno 1964 andò in funzione anche aliscafo Nibbio per coprire il percorso Termoli- Tremiti in solo 45 minuti.

La posta in partenza, veniva chiusa nell’inconfondibile sacco in juta con bandiera italiana e “scortata” personalmente, dal  traghetto comunale alla nave, che sostava in rada, dal portalettere  Sandrino Santoro, una vera istituzione alle  isole Tremiti.

Mio padre consegnava le lettere da spedire a Sandrino quando veniva in trasferta a San Domino, in ogni caso le depositava all’ufficio postale di San Nicola. Per il recapito Espresso pagava la soprattassa che nel 1966 ammontava dalle 200 a 150 Lire. Dal 1967 nella stampigliatura del timbro postale figurava il c.a.p. 71040 che corrispondeva alla “Regione postale” di Tremiti.

Il carteggio macerato dall’umidità.

Ricordo che ebbi a soffrirne, quando un giorno, ritornando a Tremiti per trascorrere un periodo di ferie, trovai i miei libri di scuola ridotti a carta da macero e la  corrispondenza, mista di lettere, cartoline e telegrammi, intercorsa nei sei anni di educandato, dal 1964 tra me e miei genitori, perduta per sempre. Il prezioso archivio, temporaneamente accantonato nella vecchia casa di famiglia, esposta a Tramontana, si era deteriorato a causa dell’invasione di qualche piccolo roditore, degli insetti e dell’umidità.

Qualche anno dopo il diploma ero determinata a proseguire gli studi, e per sostenerli ero in cerca di lavoro. In un primo momento trovai un impiego come assistente presso il CIDD di Firenze (Comitato Italiano di difesa morale e Sociale della donna), il Centro che ospitava ragazze minorenni a rischio. Con un contratto irregolare e mal retribuito mi congedai dopo pochi mesi  e fu per questo ed altri gravi motivi familiari, che con Fernando D., il mio compagno, studente in medicina al Careggi, tornammo nella sua città natale, a Terni,  dove saremmo rimasti negli anni avvenire.

A Terni, nella piana del fiume Nera, 1976 – 2023.

Sono passati 47 anni, dall’esperienza fiorentina, di strada ne ho fatta tanta, insieme a quel giovanissimo studente , oggi mio marito e affermato Pneumologo.

Il 29 Settembre del 2022 un’incessante pioggia colpiva la città di Terni provocando danni e allagamenti in diverse zone; ci fu un blackout in più quartieri e molte furono le richieste d’intervento dei Vigili del fuoco.

Il carteggio recuperato.

Il violento nubifragio causò anche la rottura di molte tegole e un’abbondante infiltrazione d’acqua piovana nel tetto della nostra abitazione ma solo dopo due settimane ci accorgemmo del danno causato dall’alluvione al parquet e ai materiali depositati in mansarda. Impiegai molti giorni per recuperare i recuperabili e ridurre le perdite di libri, stampe e acquerelli, svuotando scatoloni e asciugandone il contenuto. Durante questo estenuante lavoro, ritrovai intatte avvolte in un plico, quattro lettere di mia madre e una di mio padre  datate da maggio a dicembre 1976, un anno che ricordo in  particolare perchè fatto di incertezze e di sconforto.

Mia madre moriva all’improvviso un giorno soleggiato e limpido di Gennaio, non ero lì presente per stringerla a me per un ultimo bacio e l’ultima carezza ma questo carteggio, rinvenuto chissà per quale arcano mistero il giorno del mio sessantanovesimo compleanno è molto simile ad un suo lascito spirituale. La sua morte fu uno strappo violento nel tessuto della nostra famiglia, per me la perdita della mia fedele alleata. Queste lettere da custodire nel cuore sono la più bella forma di espressione d’amore di mia madre, l’ultimo regalo, quello più prezioso. Ecco una breve sintesi di alcuni contenuti di due lettere che ci riportano indietro nel tempo , quando nel’76 le Tremiti erano già divenute meta ideale di un crescente numero di bagnanti pendolari e di turisti, chiamati ad esse anche dalla ormai consolidata fama delle isole Diomedee, ben collegate con il Gargano e il Molise a mezzo di traghetti e modernissimi aliscafi.

Osservazioni sulla lettera del 13 luglio 1976 

“Il “ nero” l’ho tolto da una settimana”.

 Quando mia nonna morì di coma diabetico il 18 febbraio 1976 dei miei ventidue anni, fu un dramma per tutti. Tullia Matilde Greco in Sciusco, così si chiamava l’angelo custode della mia fanciullezza, non era una persona qualunque, bensì l’anima stessa della comunità tremitese e la colonna portante della nostra grande famiglia.

Tra le righe delle lettere percepivo il dolore di mia madre per la perdita di colei che l’aveva cresciuta, guidata , protetta e provveduto a tutti i suoi bisogni, bambina sensibile e delicata. Durante il periodo di lutto, ella tentò di colmare il vuoto greve dell’assenza della madre, convocando più volte a pranzo i fratelli minori: Peppino, sua moglie Jolanda; Emilio, che da lì a poco si sarebbe sposato con Rosetta, la fidanzata originaria di Cerignola.

 “La pizza e la pasta al forno la mangiano a casa loro

Nel fermento dell’estate del 1976, come personaggi che popolano i romanzi, nella lettera di luglio, si riconoscono i volti stimati e amati dalla comunità isolana della Signora Annamaria Jacobini moglie dell’avvocato Giannelli di Bari, di  Padre Armando dalla lunga barba eremitica, che ospitava nel Monastero di Santa Maria a San Nicola, pellegrini, scout e il nostro amico fotografo Giovanni Marcone.

Come ogni anno, la villa del colonnello Di Noto riapriva i cancelli anche ad ospiti illustri del calibro,  del Dottor Giacomo Germano dell’omonima Impresa Elettrica, e la dimora del professore dr. Caucci, di Ancona, rivolta a Tramontana. E così, all’improvviso, si riaccendevano le luci dalle finestre finalmente aperte e uscivano voci e rumori dopo i lunghi silenzi invernali dell’isola, e nell’aria profumata di pineta e di mare si spandeva anche nelle nostre vite un ritrovato ottimismo. Mia madre che, offriva il primo servizio di ristorazione a domicilio alle famiglie in villeggiatura, anticipava il take away di mezzo secolo.

Sentivano i tuoni e si ricordavano il terremoto”.

 Della stessa lettera di luglio, mia madre scriveva di una coppia di turisti friulani, suoi ospiti, impauriti dal rumore dei tuoni causati dal violento temporale che si era abbattuto sull’arcipelago, ancora scossi dalla catastrofe del terremoto di Gemona del 6 maggio di quell’anno, di magnitudo 6.5 della scala Richter, che alla fine causò 990 vittime.

“Il morto caduto dalle Rondinelle”.

“Non andiamo al cimitero da parecchio tempo e’ stato proibito perché avevano portato il morto caduto dalle Rondinelle. Il padre di Nora andò a pescare sugli scogli finì con i piedi sul corpo e si prese uno spavento terribile, così è stato due giorni nella chiesa di San Domino poi al cimitero, il pretore aveva ordinato di fare la biopsia ….”

Mia madre riporta un fatto di cronaca mai risolto: il mistero dell’uomo caduto dalle Rondinelle che fu sotterrato senza una lapide col nome nel camposanto di San Nicola.

Ed è incredibile come questo gruppo di lettere sepolte dal tempo forniscano tante cronache di vita, che ci portano ad immedesimarci e a rivivere un’epoca con i suoi fermenti e le sue tragedie.

“Teresa quando viene?”.

 Le giornate di mia madre erano piuttosto piene di lavoro e di problemi domestici; scriveva che il maestro e i docenti erano spesso impossibilitati a raggiungere le isole a causa delle condizioni meteorologiche avverse e Gianni e Roberto non andavano a scuola per molti giorni. Il piccolo Michele, all’epoca aveva appena sei anni, ricettivo a tutto e bravissimo a disegnare. Imparava a scrivere in fretta ma pretendeva che lei lo aiutasse con i compiti.  Spesso le domandava :“Teresa quando viene?”.

Nella grande cucina e in veranda si aggiravano, padroni assoluti della casa i nostri amatissimi “famigli” , dei quali mia madre mi dava notizie: Gemma, la cagnolina setter di piccola taglia, allattava i suoi cuccioli nati da poco; Fera, la mia dolce gatta siamese di gattini ne aveva partoriti cinque, tutti belli e  Chita ne aveva avuti tre.

Osservazioni sulla lettera del 14 dicembre 1976 

“Una tratta di 41.000 £ venuta da Firenze”.

Noi ragazzi degli anni Settanta non eravamo famosi per il numero di like/ fan/ seguaci/follower su Instagram; non avevamo smartphone e tablet ma eravamo figli di un decennio innovativo seppure contestuale ai terribili anni di piombo, ci sentivamo liberi e trasgressivi, la nostra creatività che puntava ad esaltare il valore delle idee, non aveva limiti. Proprio gli anni Settanta sono stati un decennio fondamentale per realizzare i miei progetti.

Nella lettera del 14 Dicembre del 1976, mia madre mi assicurava l’invio di un vaglia di 41.000£ per pagare una cambiale in scadenza della ditta Olivetti pervenuta da Firenze. Provavo un grande imbarazzo per aver messo in difficoltà i miei genitori e pentimento per un acquisto sconsiderato che non mi potevo permettere. La macchina da scrivere portatile Olivetti lettera 32 con custodia azzurra,  un sogno che mi era costato 80.000£ pari a circa 400 euro di oggi.

Da bambina solitaria qual’ero mi piaceva inventare storie e raccontarle a me stessa, ad alta voce, quando nessuno poteva sentirmi. Ebbene, era giunto il momento di scriverle quelle storie e per farlo avrei avuto bisogno di una complice, affiancarmi  una macchina da scrivere.

Oggi come allora per colmare il vuoto dell’assenza, Cara mamma, ti scrivo un’ultima cara lettera.

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1-4- Buste delle lettere spedite a Maria Teresa con i timbri dell’Ufficio postale delle isole Tremiti.

5-Il Piroscafo Francesco Rismondo, costruito nel 1931 dai CNR di Ancona per la Soc.ArmatriceLa Zaratina  SAN di Zara,acquisito nel 1932 dall’Adriatica e in servizio alleIsole Tremiti dal 1949 come nave passeggeri “Pellestrina”. 

6-Un battello con i passeggeri della motonave Pola , ancorata a S.W. dell’isola di S. Domino si sta avvicinando al piccolo molo di S. Nicola, alla punta del quale, spicca il Faro Fanale a luce verde intermittente, sistemato su colonna metallica sopra un casotto cilindrico, visibile a sei miglia. In primo piano, la lunga ed alta rete a maglie piccole per lampara co’ a luce , già pulita e stesa al sole ad asciugare.

7-Vedute di Vasto e Isole Tremiti con la Motonave Pola in servizio dal 1957 al 1965

8- Imbarco/sbarco passeggeri dalla Motonave Pola  ormeggiata in rada.

9- La Motonave Daunia sostituì la Pola nel 1965.

10- Palazzo Avogadro, antica dimora dei signori di Zanano.

11- 1964. l’Altare della cappella del collegio dedicato alla fondatrice della congregazione delle Ancelle della Carità, Maria Crocifissa Di Rosa, al secolo Paola Francesca Maria Di Rosa canonizzata da pp Pio XII nel 1954.

12- Istituto Avogadro, 1965. Foto ricordo della Santa Cresima di Maria Teresa, che indossa l’abitino bianco, dono della madrina Filomena Lecce, lontana cugina della nonna Tullia Greco.

13- Le gatte siamesi Fera e Chita di Maria Teresa e Gemma la cagnolina setter di piccola taglia.

14- Insegna della “Pensione Alba”