Il Castello di Tremiti temuto non poco da’ Turchi. La resistenza dei Canonici e la resa di Solimano il Magnifico.

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In un’isola già tripartita nelle caratteristiche naturali geofisiche e ben fortificata dall’uomo, un elemento, molto generico, è il richiamo della presenza alle Tremiti dei Canonici Regolari di Sant’Agostino ; un  primo periodo di riferimento potrebbe essere quello intercorrente tra la fine del sec.XV e la prima metà del successivo, quando i discendenti di Alfonso d’Aragona nel regno di Napoli, e quindi i Vicerè spagnoli, in particolare D.Pedro de Toledo (al quale si deve a Napoli, nel 1550, anche il congiungimento, mediante una diga,dell’antica isoletta Megaris – Castel dell’Ovo – alla spiaggia che la fronteggiava) contribuirono sia al potenziamento delle opere di fortificazione, compresi uomini e mezzi della guarnigione militare di stanza nell’isola, sia anche delle opere di miglioramento delle condizioni di permanenza, nell’ambito delle quali vanno ricordate le cisterne per la conservazione dell’acqua piovana, unica risorsa idrica per le isole Tremiti. Bisogna precisare, che se le autonomie ufficiali del Regno di Napoli contribuirono alle opere militari, nel periodo del Vicereame, ciò avvenne, soprattutto in termini legal-burocratici, mentre tutto lo sforzo economico gravò sui Canonici, che delle isole e della Badia avevano il governo, pieno e assoluto come si evince anche da quanto scrive Giovanni Battista Pacichelli (nato a Roma nel 1641 e morto a Roma nel 1695), Abate benedettino Storiografo e cartografo:  “…costumando l’Abate, il quale munito di pistole procede, ma le depone all’altare, gastigare i suoi pochi Vassalli, Giornalieri… con vietar anche la Pescagion…se non precorra il suo assenso, pagandosi poi la Decima alla Madonna, e il Quinto al Castello incorporato alla Canonica,e temuto non poco da’ Turchi.” Possiamo, quindi, comprendere come in tale opera i monaci, avendo speso oltre centomila ducati, parte presi a prestito, si impoverissero tanto che,le pur ricche rendite abbaziali non bastavano più. Gli avvenimenti successivi, il fallito tentativo di occupazione della flotta turca nel 1567, giustificarono pienamente la previdente realizzazione e la validità della cintura difensiva militare e confermano anche la competenza e capacità professionale di cui diede prova l’ingegnere militare che progettò e diresse i lavori di fortificazione, Martinengo, uno degli eroici centosessanta Cavalieri di Rodi superstiti, quasi tutti feriti, che il primo gennaio 1523 poterono abbandonare l’isola con l’onore delle armi, dopo l’eroica resistenza opposta contro la poderosa armata di trecento navi con cui Solimano il Magnifico circondò l’isola e la occupò il giorno di Natale 1522. La presenza delle Tremiti nell’Adriatico fu in tutti i tempi, anche più recenti, di notevole importanza sotto il profilo militare, in particolare in quei secoli, come deterrente contro i pirati e i Turchi. Questi ultimi, in quella seconda metà del Cinquecento, tentarono prima di conquistare Malta (19 maggio 1565), ma, dopo trentasette giorni di infruttuoso assedio, dovettero desistere, grazie anche all’intervento di un’armata napoletana. Alle Tremiti tentarono due anni dopo, interessando quelle isole per le loro scorrerie in Adriatico, ma, come a Malta, dovettero abbandonare il tentativo dopo tre giorni (5 – 6 agosto 1567), anche per il sopravvenire di una violenta tempesta. Animatori della vittoria furono i frati Canonici Paolo di Ribera, che fece anche la descrizione dei luoghi e degli avvenimenti, l’altro Lateranense D. Serafino da Vicenza, il priore Don Angelo da Piacenza, Don Ubaldo da Napoli e il Capitano dei soldati Francesco da Rimini. Nel racconto di P. Di Ribera:” Successo dei Canonici regolari lateranensi nelle loro isole Tremitane con l’Armata del Gran Turco Sultano Solimano del 1567”,  i turchi scesero in parte su San Domino, in parte rimasero sulle galere, tentando di tanto in tanto qualche sbarco sull’isola di San Nicola, avvicinandosi con molte piccole imbarcazioni, tenute però a debita distanza dall’artiglieria  dei monaci, mentre i militi si davano il cambio alle colubrine e ai moschettoni, marciando in parata, tra il rullare dei tamburi e a bandiere spiegate, per dare ad intendere, col trucco ora di solito usato nelle battaglie cinematografiche, che vi era nella fortezza un nerbo di armati di gran lunga superiore all’effettivo. L’assedio durò vari giorni. Alcuni corsari, scesi negli isolotti prossimi alla fortezza, dove però non potevano essere colpiti, di continuo intimavano la resa, ma dalla fortezza si rispondeva che non si temevano le loro bravure. Ogni tentativo di sbarco fu respinto, così trascorsi più giorni, finalmente, l’imminenza di un violento fortunale costrinse l’armata turca a ritirarsi: “Radunando tutte le galere verso Levante fecero vela; le cui vele gonfie in poppa formavano quasi una grossa città in mare”. Altre fuste di corsari turchi videro le Tremiti, in seguito, ma non più in così grande numero. La potenza e la floridezza della badia, seguendo le sorti degli altri monasteri d’Italia, man mano, s’indeboliva fino a cadere e spegnersi definitivamente nel XVIII per volere dei Borboni che v’istituirono una colonia penale.

I Canonici Regolari Lateranensi hanno la loro Sede Centrale a Roma presso la Basilica di San Pietro in Vincoli dove risiede l’Abate Generale.

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 Isole Tremiti (San Nicola), la Torre del Pennello e le antiche fortificazioni – Prop. Ris. Avola Umberto, foto Leone, [1950]

“Veduta prospettica pubblicata a Venezia nel 1597 in “”Descrittione Geografica delle Isole, città e fortezze principali che si trovano in mare nel viaggio da Venetia à Costantinopoli; con molte altre a questo vicine, di nuovo aggiunte. Racolte con molta acuratezza da Giacomo Franco””. L’opera reca in calce l’imprint Venetia, Presso il Franco 1597. Questo esemplare è tratto dal “Universis terrarum orbis..”, del Lasor a Varea (pseudonimo di Raffaello Savonarola), edito a Padova nel 1713/16. Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione.” “The map was first published from the famous “”Viaggio da Venetia a Costantinopoli per mare, e per terra, & insieme quello di Terra Santa. Da Gioseppo Rosaccio con brevita descritto. Nel quale, oltre à Settantadui disegni, di geografia, e corografia si discorre, quanto in esso viaggio, si ritrova. Cioe. Citta, Castelli, Porti, Golfi, Isole, Monti, Fiumi, e Mari. Opera utile, à Mercanti Marinai et à Studiosi di Geografia”” by Rosaccio, published in Venice in 1598 by Giacomo Franco. This example is taken from the “Universis terrarum orbis..” by Lasor a Varea, published in Padua, 1713/6. Copperplate, fine conditions. Rare.” S. Bifolco, Città e Fortezze Principali del Mondo, in S. Bifolco-F. Ronca (a cura di) “Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo. Catalogo ragionato delle opere a Stampa” (2018), pp. 129, 149, 150-151, n. 16.

Camocio Giovanni Francesco (…), Golfo di Vinegia con parte dell’Italia…Venezia, 1571.

Stampa antica di battaglia navale “Presa di 5 vascelli turcheschi da parte dell’Ordine dei Cavalieri di Malta”;

Stampa di Galea sottile o leggera;

Stampa di Galea veneziana;

 Solimano il Magnifico; Sigillo di Solimano;

 frontespizio dell’ opera di P. DI RIBERA, Successo dei Canonici regolari lateranensi, ecc., Venezia, 1606.