Il dialetto tremitese: un bene culturale specifico

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di Maria Teresa De Nittis

Le poesie in dialetto Tremitese, derivano da un tentativo di riappropriarsi di un bene culturale importante: il dialetto che, con il passare del tempo anche alle isole Tremiti, tende più o meno lentamente a regredire, sopraffatto dalla “lingua comune”, che la circolazione delle persone con l’industria turistica, le mutate condizioni sociali e i moderni mezzi di comunicazione diffondono sempre più massicciamente. Le isole Tremiti costituiscono un bene culturale specifico, derivato dall’impatto di culture diverse, in cui persistono riferimenti di matrice napoletana verificatasi durante la loro destinazione a confino. Dalla data di fondazione (1045) sull’isola di S. Nicola, dell’Abbazia-fortezza da parte dei Benedettini e poi dei Cistercensi, l’autonomia politica cessa con i Canonici Regolari Lateranensi; nel 1737 il possesso delle isole verrà rivendi­cato dai Borboni e annesse al Regno di Napoli, sottoposte, con presidio militare, al Regio Dominio. Con ordinamento del 13 giugno 1792, il Sovrano istituì a Tremiti una colonia penale. Con la caduta di Ferdinando IV successe al trono di Napoli Giuseppe Bonaparte, il quale con la legge 13 febbraio 1806 soppresse tutti i monasteri che avevano feudi, incamerando i loro beni ad eccezione di Montecassino e di Cava. Nel 1809, Giocchino Murat, successore di Giuseppe Bonaparte concesse ai deportati il beneficio di grazia e soppresse la colonia penale, ripristinata (dopo la caduta di Napoleone) nel 1842 da Ferdinando II di Borbone.

Nel 1859 Francesco II, ultimo re di Napoli, concesse le isole in feudo e il titolo di marchese di Tremiti al ministro dell’Interno, Santangelo che decadde nel luglio del 1861 con l’Unità d’Italia (annessione del Regno di Napoli alla Corona Sabauda con Roma Capitale del Regno d’Italia). I deportati furono rimessi in libertà, alcuni ritornarono nei luoghi di origine, altri restarono come coloni. Vito Susca, medico militare del presidio (già ripristinato dal 1863), in un rapporto statistico, datato 1876, rileva sulle isole la presenza di 775 abitanti (420 coatti, 80 coloni, 140 cittadini liberi con 75 ragazzi e 60 persone tra impiegati e presidio militare).

Fino al 1943, coesiste una massa di confinati con la popolazione locale. L’ambiente di vita insulare già tende ad escludere forme di comunicazioni alla vita sociale continentale ma per le Tremiti il problema è fortemente sentito; l’ identità culturale e il distacco dall’ambiente continentale pugliese è dichiarato, anche a causa dei rapporti con Termoli e con la regione molisana, creando un caso di dissociazione culturale.