Memorie della famiglia Carducci. Come un Grappolo d’Oro

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L. MANNINI, Memorie della famiglia Carducci. Come un Grappolo d’Oro. Viterbo, Pressup,2020, 42 p., 23 ft.

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Opuscolo preziosoa tiratura limitata, fuori commercio sull’antica famiglia Carducci delle Isole Tremiti.Nelle memorie di Luana Mannini, il ritratto della numerosa famiglia materna è prezioso “come un Grappolo d’oro”  dei vigneti tanto amati dal benemerito nonno che, ricevette la nomina a Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana il 27 dicembre 1982, dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. I ricordi iniziano a partire dagli anni trenta, e in questo preciso contesto, per gli abitanti delle Isole Tremiti che, ritrovano nei lavori dei campi abbandonati nuove risorse e garanzia di sostentamento. Parlare della numerosissima famiglia Carducci che, ha occupato un ruolo di primo livello nella vita economica e amministrativa delle isole Tremiti, significa riferirsi al Patriarca Capostipite Vincenzo, nato a San Nicola nel 1887, uomo di carattere, e di rara intelligenza e umanità, rinomato autore per l’opera significativa di trasformazione fondiaria dell’isola di San Domino, fu peraltro, successore di Amedeo Davino nella carica a Sindaco, nelle elezioni del 6 novembre 1960. Le colture seminative, rappresentate da grano, granturco e arboree dei vigneti dei Carducci, si estendevano per tutta la zona Sud-Sud Est di San Domino. Il terreno fertile, con il giusto apporto di acqua nel periodo primaverile-estivo, il clima marino favorevole, l’ottimale esposizione solare, facilitavano la coltura delle uve a bacca bianca e nera e permettevano di ottenere  vini interessanti, di ottima qualità. Nei ricordi della nipote prediletta, Luana che, attualmente vive in Toscana, terra di colline con estesi vigneti, la famiglia numerosa dei nonni materni è come la vite piena di sole, che produce tra i lunghi tralci i grappoli grossi e lucenti di uva bianca, simbolo di abbondanza e felicità. Se restiamo in silenzio, col fiato sospeso, ad ascoltare, il fitto bosco di pini d’Aleppo, misto a Leccio, a ridosso dei campi che, non producono più di grano,  è ancora pieno di canti e di voci di quell’orchestrina organizzata dal nonno Vincenzo in cui tutti, figli e nipoti avevano un ruolo molto importante.

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